Apparato digerente

L’apparato digerente è quello che ci permette di introdurre, digerire ed espellere i cibi da cui l’organismo trae l’energia per espletare le proprie funzioni. Si può dire che è su questo apparato che agiscono la maggior parte delle piante, che aiutano la digestione, l’assorbimento di determinati nutrienti, l’espulsione delle feci, ma anche riducono le infiammazioni della bocca, l’acidità dello stomaco ed aumentano l’appetito, solo per citarne alcuni, che poi ritroverete in modo più particolareggiato nel sito.

La bocca è la prima sezione di questo apparato, a volte non considerata così importante come in effetti è. Spesso viene ribadito dai medici che è nella bocca che inizia la prima digestione, ad opera dei microrganismi che qui abitano e che mettono in azione i loro enzimi, i primi ad attaccare il cibo, insieme alla saliva e alla macchina da triturazione che sono i denti. Il mal di denti e l’infiammazione della cavità orale, ... continua


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      prosegui ... , dalle afte alle piccole ulcere, ma anche l’alitosi, sono i principali mali che affliggono la popolazione. Sebbene una visita medica è consigliata per capire quali sono le cause, si possono alleviare i sintomi e anche attenuarne la gravità con l’utilizzo dell’erboristeria. Ad esempio è noto si dall’antichità che i chiodi di garofano fanno passare il mal di denti, mentre l’aglio è un ottimo disinfettante contro afte e herpes, sebbene possa dare la sensazione di bruciore.

      Una volta che il cibo è stato ridotto in poltiglia e impastato con la saliva, prende il nome di bolo e viene deglutito verso la faringe. La faringe è un organo impari che trova posto tra la cavità nasale in alto e con la cavità orale e con la laringe in basso. È costituita da una struttura muscolare i cui componenti prendono il nome di muscoli costrittori superiore, medio e inferiore, il cui compito, come dice il nome stesso, è quello di costringere, ovvero ridurre, il calibro della faringe. Mentre i muscoli, tra cui la lingua, della prima parte della bocca sono volontari, quelli quella faringe sono involontari. Ciò significa che noi diamo inizio volontariamente alla deglutizione, ma poi questa prosegue in modo autonomo. I muscoli costrittori si contraggono e rilassano ritmicamente e in modo coordinato riuscendo a far scorrere il bolo verso il basso, in modo che passa alla sezione successiva, l’esofago.

      Mentre la faringe e, in una certa maniera, anche la bocca sono organi in comune sia con l’apparato respiratorio che con l’apparato digestivo, l’esofago è il primo organo esclusivo del canale alimentare. È lungo circa 25 centimetri, e parte dalla sesta vertebra cervicale, attraversa tutto il torace fino ad arrivare nell’addome, all’altezza della undicesima vertebra dorsale, dove attraverso una valvola, il cardias, svuota il proprio contenuto nello stomaco.

      La parte superiore dell’esofago è in stretto contatto con la trachea, tanto che i muscoli dell’uno si intrecciano con quelli dell’altro. Per questa caratteristica morfologica, a volte ci capita che il cibo, soprattutto i liquidi, ci “vadano di traverso”; ovvero prendono la strada sbagliata e di riflesso l’organismo reagisce con colpi di tosse che altro non sono che movimenti muscolari che tendono a far retrocedere il corpo estraneo e rimandarlo nella giusta via.

      Nel suo procedere verso lo stomaco, l’esofago presenta tre restringimenti: uno iniziale, uno mediano dovuto al passaggio attraverso il diaframma, membrana muscolare che divide la cavità toracica da quella addominale, e uno finale sito in prossimità dello stomaco.

      Se i muscoli esofagei erano intrecciati con quelli tracheali nel tratto superiore, in quello inferiore gli stessi muscoli che formano l’esofago si fondono in un tutt’uno con quelli della muscolatura gastrica.Una volta che il bolo termina il suo viaggio nello stomaco, non può più risalire in quanto la pressione dell’esofago è superiore a quella dello stomaco. Ma è anche vero che si soffre di reflussi gastro-esofagei che altro non sono che un ritorno di acidi dello stomaco nell’ultima parte dell’esofago, o di conati di vomito, quando il contenuto dello stomaco procede in senso inverso fino alla sua espulsione dalla bocca. Sono fenomeni che indicano che qualcosa non è scorre lineare come dovrebbe. Si può trattare di semplice nervosismo e stress accumulato, come anche avvelenamento da cibo avariato per esempio. Anche in questi casi alcune erbe aiutano a curarsi, ma non ci stancheremo di ripetere che è d’obbligo andare dal medico per capire quale sia il vero problema e eliminarlo alla radice. Una auto cura a basa di piante può alleviare momentaneamente i sintomi, o magari anche la causa se si è fortunati, ma si avrà mai la certezza di essere guariti.

      Passiamo allo stomaco. Organo muscolare a forma di sacco, che occupa la parte subito sotto il diaframma e l’intestino, tra fegato e milza. Ha tre sezioni che dall’alto verso il basso sono: il fondo, il corpo e la regione pilorica.

      Come tutti sapranno lo stomaco è l’organo principale atto alla digestione;è il luogo dove tutti i costituenti nutritivi vengono disgregati nelle loro più semplici forme, quelli più adatta all’assorbimento da parte o dello stomaco stesso o dell’intestino.

      È altamente vascolarizzato sia da arterie che da vene, che apportano una grande quantità di sangue in loco, quando è in atto la digestione.

      Nella parte interna sono presenti principalmente due tipi di ghiandole: gastriche e mucipare. Le prime secernono l’acido cloridrico che serve per digerire il contenuto riversato dall’esofago, mentre le seconde servono per evitare che l’acido digerisca lo stomaco stesso. Sulla loro funzione agiscono alcune erbe che tendono ad aumentare o diminuire la quantità rilasciata facilitando la digestione o alterando la sensazione di fame in positivo e negativo.Una volta che il bolo si trasforma in kilo, ovvero una poltiglia pronta per passare nell’intestino. Il suo passaggio avviene attraverso una valvola chiamata piloro, che non permette mai il percorso contrario. Una volta nell’intestino, il kilo subisce una doppia azione, da una parte iniziano ad essere assorbite le sostanze nutritizie già ridotte a semplici molecole, e dall’altra continua la digestione, come quella dei grassi, che avviene grazie alla bile prodotta dal fegato.

      Lungo i circa sette metri di intestino è questo il destino del kilo, che una volta arrivato nel tratto terminale contiene solamente sostanze non digeribili e di scarto, che prendono il nome di feci. A seconda della loro composizione e dalla quantità di acqua presente, l’organismo le evacua più o meno facilmente. Agli estremi si hanno stati di stitichezza o di diarrea, modificabili con aiuto l’aiuto naturale dell’erboristeria, che risulta utile anche nel trattamento del più generale mal di pancia, dovuto alle contrazioni non più ritmiche dei muscoli che ricoprono l’intestino.