Apparato respiratorio

Naso, bocca, faringe e laringe, bronchi e polmoni, ecco i principali imputati di uno degli atti più comuni, involontari e a cui ci si fa meno caso che permetto all’organismo umano di vivere, ovvero la respirazione.

Respirare può essere considerato un sinonimo di vivere perché senza la respirazione non si può vivere. Respirare vuol dire permettere all’organismo di scambiare l’anidride carbonica prodotta dal suo metabolismo con l’ossigeno dell’aria, che altro non è che il comburente che permette di produrre energia. Lo scambio avviene grazie a due atti, uno l’opposto all’altro: l’inspirazione e l’espirazione. Mentre l’inspirazione richiede energia per i muscoli toracici in modo tale che si distendano permettendo alla cassa toracica di espandersi e quindi ai polmoni di riempirsi d’aria, l’espirazione non comporta consumi energetici e avviene per semplice compressione toracica da parte sempre dei muscoli toracici che tornano alla loro lunghezza originaria. Inoltre l’aria all’interno dei polmoni entra per una differenza di pressione tra interno e esterno. In pratica i polmoni sono come un mantice o come una busta sottovuoto. Quando apriamo i manici o la chiusura, ... continua


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      prosegui ... , l’aria esterna viene risucchiata all’interno. Allo stesso modo avviene nei polmoni. Più aria introduciamo più cambia la pressione interna tanto da capovolgere i valori con quella esterna; a questo punto il processo si svolge in senso contrario aiutato anche dalla spinta passiva dei muscoli che come detto tornano alla loro lunghezza originaria.

      Un atto tanto semplice e ingegnoso che nemmeno ci accorgiamo che avviene migliaia di volte in un giorno (circa 18000, a fronte di 13 respirazione al minuto).

      È stato detto che la respirazione è involontaria, ma noi possiamo trattenere il respiro, aumentare la frequenza di respirazione forzatamente, insomma influire sulla respirazione. Ed è vero, ma solo in parte. Volontariamente siamo capaci di influenzare la respirazione solo per un breve lasso di tempo, poi i meccanismi di azione dell’organismo ci costringono a tornare al ritmo regolare. Per esempio se si trattiene il respiro sott’acqua nel giro di uno o due minuti, una persona non allenata sente l’impulso di emergere. I tempi possono allungarsi se si è allenati, ma alla fine tutti hanno questo impulso. Cosi come forzare una respirazione aumentando la frequenza porta, tra le altre cose, ad un mal di testa che ci costringe anch’esso a regolarizzare la respirazione.Come detto con l’inspirazione noi introduciamo abitualmente aria nei polmoni attraverso il naso, ma possiamo farlo anche attraverso la bocca. La doppia possibilità è dovuta grazie ad un organo impari, in comune tra l’apparato respiratorio e quello digerente, che mette in comune la cavità orale con quella nasale (a chi non è capitato che dell’acqua deglutita male sia poi uscita dal naso?). Questo organo è la faringe, costituita da una struttura muscolare i cui componenti prendono il nome di muscoli costrittori superiore, medio e inferiore, il cui compito, come dice il nome stesso, è quello di costringere, ovvero ridurre, il calibro della faringe per permettere il passaggio del cibo quando si deglutisce.

      Passata la faringe, l’aria passa nella laringe al cui inizio è posta l’epiglottide, una sorte di tappo mobile, che rimane aperto durante la respirazione, ma che la deglutizione di cibo spinge verso il basso tappando la laringe e indirizzandolo nell’esofago. Ecco perché l’uomo non riesce a deglutire e respirare nello stesso istante. Possiede degli anelli cartilagine che le permettono di rimanere sempre aperta. Inoltre in essa si trovano le corde vocali che, attraversate dal flusso di aria e con l’ausilio di labbra e i seni paranasali come cassa di risonanza, ci permettono di parlare. Mentre la differenza di tonalità tra uomo e donna è data dalla lunghezza delle corde vocali, più lunghe nell’uomo e quindi producenti un suono più cupo.

      Dopo la laringe abbiamo la trachea. Sempre un “tubo” piuttosto molle che per rimanere aperto necessita di anelli cartilaginei. Dopo la quarta costola, si biforca in due rami, uno a destra e l’altro a sinistra, i bronchi, più piccoli di calibro, ma della stessa conformazione. A loro volta si dividono in bronchioli fino ad arrivare agli alveoli dei polmoni, dove avviene lo scambio vero e proprio tra ossigeno e anidride carbonica.Faringe, laringe, bronchi possono infiammarsi, dando origine rispettivamente a faringiti, laringiti e le più serie bronchiti.

      A volte la causa di questi problemi sta nel fatto che l’aria non è “trattata” in modo sufficientemente adatto dal naso, che oltre a spedire gli odori al cervello, ha anche il compito di ripulire l’aria dal pulviscolo tramite i peli, riscaldarla grazie alla sua irrorazione sanguigna e trattenere i corpuscoli estranei nonché eventuali batteri e virus con il muco. Quando questa difesa viene superata, come ad esempio quando si respira con la bocca, si infiammano e si fa fatica a respirare.

      Ovviamente più profonda è l’infiammazione, la bronchite, più è serio il problema. A volte è indispensabile l’uso dei farmaci antibiotici (solo nei casi di faringite batterica), altre volte di quelli antivirali (se si tratta di virus), ma nei casi meno gravi ci si può aiutare anche con l’ausilio di alcune piante come l’eucalipto, la salvia o la rosa, ma anche con le meno conosciute verbasco, polmonaria e piantaggine.

      Se invece sono i polmoni ad infiammarsi si ha la polmonite o la peggior pleurite, ovvero l’infiammazione delle due membrane che avvolgono i singoli polmoni e che al loro interno contengono del liquido pleurico. Questo meccanismo permette ai polmoni di espandersi senza creare attrito, ma come detto si possono infiammare e vanno trattati con cure adeguate prescritte dal medico.

      Una delle conseguenze di queste infiammazioni è la produzione abbondante di muco e catarro, nei quali gli agenti patogeni vengono intrappolati per essere espulsi. Non sempre la viscosità del catarro è tale da poterlo facilmente espellere, allora si che l’ausilio delle piante è efficace e dona sollievo, infatti alcune sono capaci di renderlo più scivoloso è facilmente eliminabile. Altre invece sono capaci di bloccare i colpi di tosse, quindi ad azione antitussiva, che altro non è che il riflesso che permette la risalita dai bronchi del muco, e che può perdurare anche quando oramai non ve n’è più traccia (tosse secca).