Liquirizia

La liquirizia è uno dei dolci più conosciuti e che spesso non ammette via di mezzo nel suo apprezzamento da parte dei bambini: piace o non piace. Sempre i bambini stessi poi la identificano quasi esclusivamente come rotelle nere e pochi di loro la conoscono sotto forma di bastoncino legnoso, che altro non è lo stolone della pianta, ovviamente ripulito da terra e radici.

Il nome botanico attribuitogli da Linneo fu Glycyrrhiza glabra in riferimento al sapore dolce della sua radice. Infatti deriva dal greco glykys che vuol dire dolce e rhiza, ovvero radice.

In inglese è conosciuta come liquorice, in francese come reglisse, in spagnolo la chiamano ragaliza, mentre in Germania è la sussholze. In molti posti in Italia viene chiamata anche liquerizia, mentre sono molto a diffusione regionale gli appellativi come sgolisia, migulezzia, recolizia, ... continua


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      È una pianta erbacea perenne, che però si può iniziare a sfruttare solamente dal terzo anno. Ha anche la caratteristica di essere invasiva se non viene tenuta bene sotto controllo e risulta essere anche difficile da estirpare a causa del suo metodo di propagazione (vedi coltivazione)

      Fa parte della famiglia delle Papillonacee dette anche Leguminose. Presenta dei fusti eretti, glabri e striati, che possono raggiungere anche il metro e mezzo di altezza. Dai fusti si originano due tipi di rami. Quelli che si sviluppano in altezza e che portano foglie e fiori, e quelli più lunghi con decorso orizzontale a livello di suolo, gli stoloni, nei quali vi sono le gemme che daranno origine a delle nuove piantine.

      Le foglie sono composte e imparipennate, ciò significa che hanno la forma di un rametto con delle foglioline attaccate in modo alterno, con una di questa in cima chiudere il “rametto”. Le singole foglioline sono di forma ovale, margine intero, glabre e senza picciolo.

      I piccoli fiori sono di color viola –lilla con un breve pedicello che gli permette di essere inseriti in delle infiorescenze a racemo allungato nell’ascella fogliare. La forma di farfalla del fiore da il nome alla famiglia di appartenenza (Papillonacee, da papilio = farfalla). I due petali inferiori sono saldati tra loro e formano la carena, che avvolge stami e pistillo, il petalo superiore è più grande, a protezione, e viene chiamato vessillo, mentre i due petali laterali formano le ali.

      Le radici piuttosto folte direttamente sotto il fusto, per poi allungarsi in tutte le direzioni, dividendosi anche in radici secondarie.

      L’origine della liquirizia è stata individuata nell’Europa dell’est ed Asia, ma si è adattata benissimo al clima di tutta l’Europa, tanto che le qualità migliori, le più pregiate, provengono da due paesi decisamente diversi, la Russia e la Spagna.

      È una pianta che è abbastanza facile da coltivare data la sua adattabilità. Prati, boschi freschi o asciutti, siepi e fossati non fanno differenza. Il terreno argilloso o sabbioso, di pianura o basso montano non fanno molta differenza, la liquirizia si adatta e cresce comunque. Sebbene la qualità e la posizione non influenzino più di tanto la crescita, questi saranno determinanti per la qualità del prodotto finale. Per esempio un terreno duro darà stoloni contorti poco commerciabili, al contrario di uno più leggero.

      La sua facile propagazione può essere anche un ostacolo quando si decide di eliminarla dal campo. Infatti per creare nuove piantine, basta recidere lo stolone in due punti nel mezzo dei quali è presente una gemma o già una piantina in essere. Per cui una aratura di un campo in cui sono rimasti alcuni stoloni di liquirizia può moltiplicarne le piante che cresceranno a livello terra, mascherate dal fogliame delle altre piante.

      È una pianta conosciuta e usata fino dall’antica, da Ippocrate a Dioscoride, da Teofrasto a Galeno quando veniva prescritta contro le ulcere, l’asma e per prevenire la sete.

      Nel 1600 veniva comunemente consigliata per schiarire la voce, per lo più però associata con l’Issopo e il vino bianco…

      Nel secolo successivo invece sono state scritte le prime ricette per la produzione dello sciroppo, che prevedeva la decozione e poi l’infusione per 24 ore della liquirizia assieme all’Issopo, retaggio del secolo prima, per poi aggiungere miele e zucchero bianco.

      Parti utilizzate

      Le parti utilizzate sono le radici più grosse ma soprattutto gli stoloni, decorticati oppure no, ma essiccati. Di odore poco marcato ma di sapore dolce con un retrogusto di amaro.

      Si raccolgono nel tardo autunno dopo il terzo anno di coltivazione, si essiccano dopo averle decorticate, altrimenti tendono a conservare umidità che porterebbe all’ammuffimento.

      Se la loro forma è sufficientemente lineare da produrre bastoncini dritti saranno usati a tale scopo, altrimenti il loro destino prevede la polverizzazione o il trituramento o anche estrazione per la creazione di pasta di liquirizia.

      La raccolta avviene con l’ausilio di un estirpatore o erpice che possa sradicarle dal terreno e permettere una più facile raccolta a mano degli stoloni. Ovviamente non si prelevano tutti gli stoloni e le radici preservando così parte delle piante per la raccolta nell’anno successivo.

      Le piante non raccolte lasciate per l’anno successivo non hanno bisogno di essere sistemate nel terreno con accuratezza: riusciranno a farlo autonomamente.

      La liquirizia è costituita principalmente da saponine triterpeniche che possono arrivare anche fino al 15%. Quella principale, responsabile di alcuni benefici, è la glicirrizina, costituita da sali di ammonio e di calcio, dall’acido glicirrizico e dal 24-idrossiglicirrizina; queste ultime due sostanze hanno un potere dolcificante sorprendente, che supera quello dello zucchero rispettivamente di 50 e 100 volte. Motivo per cui sono utilizzati come dolcificanti nelle miscela da tisana.

      Importante è anche la molteplicità di flavonoidi, glicosidati o meno, che sembrano essere i responsabili dell’azione antinfiammatoria e antibatterica di questa pianta. I flavonoidi liquiritoside e isoliquiritoside sono i responsabili della colorazione gialla della parte interna degli stoloni.

      Infine si riscontra la presenza di resina, gomma, amido, asparagina, beta sitosterolo e proteine.Antiulcera spasmolitica

      L’attività antiflogistica e antiulcerosa è una delle prima proprietà che è stata scoperta nella liquirizia. Utile sia nei problemi di gastralgie che nelle forme ulcerosi a livello duodenale.

      In associazione all’antiulcerosa si esplica anche un’azione spasmolitica specifica a livello gastrico intestinale. Ancora non si è ben certi quale molecola sia la responsabile, ma si è notato che l’azione sinergica dei due benefici è nettamente maggiore di quella dei due presi singolarmente.

      Espettorante

      Questa azione è attribuibile alle saponine che agiscono al livello bronchiale stimolando la contrazione muscolare dei bronchi per l’espulsione del catarro in essi contenuto.

      Antibatterico e antinfiammatorio

      Sono due blande azioni spesso sottovalutate nell’uso della liquirizia. Possono essere sfruttare sia per il trattamento di piccole e superficiali ferite, ma soprattutto per trattare i problemi riguardanti le mucose, più quelle boccali rispetto a quelle vaginali o anali.

      Estrogenica

      Recenti ricerche hanno messo in luce che la liquirizia è dotata anche di una attività estrogenica.

      Ipertensiva

      Sebbene l’attività ipertensiva sia considerata un effetto collaterale e da tenere sotto controllo, questo può essere invece sfruttato a proprio favore nei casi di abbassamento delle pressione, tamponando cosi momentaneamente il malessere.

      Controindicazioni

      Non consumare in concomitanza con l’assunzione di farmaci digitatici e tiazidici.

      Avvertenze

      Può causare effetti mineralcorticoidi, ovvero si possono verificare cali nei livelli di potassio e aumenti in quelli del sodio, con conseguente ipertensione, ipokalemia e disturbi cardiaci.

      Può dar origine ad edemi da ritenzione idrica.

      Prodotti in commercio

      In commercio sono presenti le radici e gli stoloni essiccati in forma di bastoncelli da rosicchiare e masticare, adatto da dare ai bambini quando presentano tosse e raucedine.

      Più pratici invece sono gli estratti molli o secchi, che disciolti opportunamente in acqua sono di facile e rapida assunzione.

      Polvere gialla o più comunemente radice triturata si trova nelle miscele preparate per le tisane e gli infusi. La loro presenza però è data più per scopi organolettici che per i benefici. Infatti il sapore e la dolcezza della liquirizia servono a correggere il gusto della bevanda, rendendolo più gradevole.