Oli essenziali

Sono ormai da parecchi anni che si sente parlare di oli essenziali e il loro utilizzo è aumentato in maniera improvvisa ed esponenziale non appena è scoppiata la “moda”. Perché questo? Per lo più per le solite motivazioni di marketing. Le industrie scoprono qualcosa che sul mercato del commercio ancora non è presente o è riservato solo ad alcuni mercati di nicchia, come ad esempio le fiere paesane, ne verificano le potenzialità economiche a livello nazionale ed iniziano a bombardarci con prodotti fatti di questo o di quell’altro, da utilizzarsi per questi motivi piuttosto che altri… Così hanno fatto con gli oli essenziali.

Lasciando da parte i criteri economici e analizzando quelli prettamente pratici degli oli essenziali, la loro diffusione è diventata cosi ampia anche per il semplice fatto che funzionano.

Come dice il nome stesso, ... continua


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      prosegui ... , sono dei composti oleosi, altamente volatili e termolabili, ricavati da alcune piante, per lo più dalle loro foglie o fiori, per mezzo della distillazione a vapore, cioè lo stesso metodo per ricavare l’acqua vite dal vino, o gli altri tipi alcolici dalla propria miscela, e che posseggono un odore più o meno intenso.Per la loro estrazione, vengono messi in un bagno d’acqua delle foglie, per esempio di eucaliptus, all’interno di un contenitore ermetico, che poi viene posto sul fuoco per portare allo stato di vapore l’acqua. Il vapore cosi prodotto, che contiene anche l’olio essenziale, viene convogliato tramite una serie di tubicini, verso una serpentina di raffreddamento che farà condensare l’acqua e l’olio, che di conseguenza cadranno in un raccoglitore separato dalla caldaia iniziale. Tramite un’altra serie di collegamenti, l’acqua viene recuperata e riutilizzata nella caldaia, in tal maniera non vi sarà spreco, fintanto che non verrà estratto tutto l’olio a disposizione. In fase liquida, olio e acqua non sono miscibili, come in fase gassosa, per cui sarà facile separare i due liquidi. Non sarà solo l’olio ad essere raccolto per la vendita, ma anche l’acqua finale che, usata per molte ore per l’estrazione, alla fine sarà profumata e prenderà il nome di “acqua essenziale” o “acqua aromatica” (da non confondere con l’ “acqua profumata” che è dell’acqua comune a cui è stato aggiunto del profumo) e come tale venduta e utilizzata.

      Vi è anche un’altra tecnica, più semplice, che viene usata per estrarre esclusivamente gli oli essenziali dalle scorze degli agrumi (quel liquido che irrita gli occhi, quando ci si diverse a schiacciare la buccia di mandarino o d’arancia negli occhi di un conviviale), ed è quella della spremitura a freddo. È la stessa tecnica usata per ricavare il mosto dalle uve o l’olio dalle olive.

      Il processo di distillazione è lungo e presenta diverse accortezze tecniche che se non ben applicate potrebbero intaccare la qualità e la quantità del prodotto, ad esclusione della spremitura che in effetti è piuttosto facile. Ma soprattutto la quantità dell’olio che viene raccolto in entrambi i casi è molto bassa: se si arriva all’1,5% della massa vegetale, si è già fortunati.

      Per quanto possa essere semplice produrre olio essenziale, la cosa non è fattibile in casa come si fa per gli infusi o i decotti, poiché le attrezzature che ci vogliono sono costose e l’ambiente richiede un certo grado di sicurezza. Oltretutto la produzione di quantitativi ridotti per uso personale, risulta essere, a conti fatti, troppo costosa. Ed ecco un altro fattore che ha spinto le grandi industrie a produrre e pubblicizzare questo tipo di prodotto.La loro attività, che sia antinfiammatoria o espettorante, rubefacente o rilassante, antisettica o cicatrizzante, è assodata e confermata. Se fosse stata tutta spinta pubblicitaria da parte delle aziende prima o poi sarebbero spariti; ma così non è stato.

      L’olio essenziale trova impiego essenzialmente in due modi di applicazione: quello esterno e quello interno per via aerea. In entrambi i casi è obbligatorio, e ne va della salute, non usarli in maniera diretta tale quale come sono prodotti, infatti sono prodotti concentrati e risultano altamente irritanti se non in alcuni casi tossici (tossicità data dalla loro concentrazione non intrinseca al prodotto). Quindi devono essere diluiti in acqua o alcool o sostanze grasse. In effetti in acqua non sono miscibili, ma basta mettere in un contenitore chiuso una giusta proporzione di olio essenziale e acqua e agitare energicamente. In questa maniera si forma una emulsione che potrà essere spalmata sulla pelle. Il processo di agitazione deve essere effettuato ogni volta che si intende utilizzare l’olio, poiché se lasciato a riposo, olio e acqua si separeranno nuovamente in due strati.

      Contrariamente sono facilmente miscibili con alcool, meno indicato, e grassi e altri oli. Ideali sono le miscele con il burro di karitè o noce di cocco, con olio di mandorle ma anche il semplice olio di oliva. Come uso esterno, la loro applicazione sulla pelle può avvenire con frizioni o massaggi dolci. Le prime vengono effettuate per lo più in ambito casalingo, con gli oli ad azione antinfiammatoria, miorilassante o rubefacente. Sono quegli oli che aiutano i muscoli a riprendersi dopo piccoli traumi, come ad esempio contusioni o contratture, ma anche che richiamano sangue nelle zone periferiche del corpo dove vengono spalmati. In questi casi, si sinergizzano con l’azione meccanica della frizione. Questi sono sfruttati anche in campo sportivo, prima o dopo le gare, sempre con le medesime intenzioni con cui vengono usati in casa.

      Mentre quelli che abbiamo definito come massaggi dolci, sono quelle applicazioni che vengono effettuate più nei centri benessere e centri massaggi. Hanno un carattere più rilassante e tonificante. In questi casi gli oli essenziali sono usati in miscela tra di loro, come per esempio l’abbinamento più diffuso tra un tipo rilassante e uno idratante, agendo quindi sia sui nervi che sulla pelle.L’altro metodo, l’inalazione, da non effettuarsi in maniera diretta come con l’aerosol, è spesso nota con il nome di aromaterapia. In questo caso boccette di olio essenziale vengono poste in prossimità di fonti di calore diffuse e si lascia che evaporino miscelandosi con il vapor acqueo. Ideali quindi per le saune o le docce. Problemi come catarri, tosse, infiammazioni alle prime vie aeree o problemi di stress e “nervi” sono i casi più indicati nei quali usare gli oli essenziali. Alcune gocce in un bagno caldo o una boccetta aperta posta nel porta sapone della doccia e saturare poi l’ambiente con una “bella nebbia casalinga” di vapor acqueo sono gli espedienti casalinghi di applicazione quotidiana che ci possono fare evitare di andare a spendere soldi nei beauty center ed avere gli stessi risultati.

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