Ossiuri

Cosa sono gli ossiuri

Quando si diventa genitori per la prima volta si inizia a confrontarsi con tutta una nuova serie di problemi e problematiche riguardanti il neonato tanto che non si sa nemmeno da dove iniziare. Con il tempo si impara, si chiedono consigli alla mamma oppure ci si confronta con le amiche neomamme pure loro oppure già “esperte”. Comunque sia il dover affrontare il problema avviane quasi sempre quando si è da soli e il panico sul dal farsi è quasi d’obbligo. Febbre, coliche, sudorina sono allarmanti, ma poi si cureranno e il bimbo crescerà sano… fintantoché all’età di tra i quattro e i sette anni lo si nota grattarsi il sederino. Uno, due, tre episodi possono anche essere normali, ma quando diviene la regola, un campanello d’allarme comincia a suonare, per poi divenire quasi terrore nello scoprire che dall’ano del bambino escono dei sottili filamenti biancastri, che si muovono: il bambino ha i vermi!

Sebbene sia un aspetto alquanto raccapricciante e scioccante, la presenza di vermi nell’intestino dei bambini non è poi cosi affatto raro tanto che non solo il 50% dei bambini ne sono infestati, ma pure il 30% degli adulti pare soffra di questa problematica.

Una delle specie che infestano l’uomo sono gli ossiuri, ovvero Enterobius vermicularis, da cui prende il nome medico di enterobiosi. È un specie di colore bianco-trasparenti, che vivono esclusivamente nell’intestino umano.

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Sintomi e trasmissione

ossiuro Fortunatamente questa specie di vermi non causa danni all’organismo umano, se non un fastidioso e costante prurito nella zona anale, il che al massimo può portare ad irritazione per lo sfregamento costante. Sono in casi eccezionali, queste irritazioni possono trasformarsi in infezioni.

I sintomi sono quasi invisibili se non appunto il costante prurito. La loro presenza è segnalata da una accurata ispezione visiva del culetto del bambino, ma anche della biancheria intima, sulla quale non di raro si trovano i bianchi vermetti. Quella loro migrazione all’esterno dell’apparato intestinale avviene soprattutto da parte delle femmine, che qui depongono le loro uova. Proprio a causa di questa particolare migrazione, l’infestazione da ossiuri è più preoccupante per le bambine che per i bambini perché i vermi possono sbagliare percorso nel tentativo di rientrare nell’intestino e risalire invece nell’apparato riproduttore e dar luogo a maggiori complicazioni.

Quando si identificano i vermi, vuol dire che il contagio è avvenuto due mesi prima, il tempo che le uova hanno bisogno per schiudersi.

La trasmissione orofecale è quella preferenziale per il contagio. I soggetti più colpiti sono i bambini in quanto le loro abitudini igieniche non sono ancora diventate una abitudine. Infatti, ad esempio, il lavarsi le mani prima di mangiare per molti di loro è un optino. Così un bambino già infetto, si gratta il culetto per il prurito (oppure uno che gioco sulla terra o sabbia dove si annidano le uova di ossiuri), tocca i giocattoli, che a loro volta sono utilizzati da altri bambini, che poi si portano le mani in bocca… ed ecco che pure loro hanno contratto l’enterobiosi. Anche per questo motivo è importante insegnare loro a lavarsi le mani prima di mangiare. Soggetti a rischio sono anche gli adulti, se per caso vengono a contatto con le uova.


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Prevenzione

La prevenzione è, mai come in questo caso, la cura migliore da mettere in atto senza che ci sia stata la contaminazione. Come detto poc’anzi, lavarsi le mani prima di mangiare è la regola numero uno. Ma anche cambiarsi la biancheria intima tutti i giorni ed il loro lavaggio frequente ad acqua calda aiuta a prevenire un eventuale contagio o ritorno dell’infezione. Infatti le uova degli ossiuri, piuttosto che la loro forma animale di verme, sono dotate di una particolare resistenza. La loro vitalità persiste anche fino a tre settimane; però questa viene a meno con le alte temperature, mentre permane a basse temperature, e qui il bisogno di utilizzare acqua calda e non fredda.

Se si posseggono animali domestici non bisogna incolparli di essere i portatori dell’infestazione, infatti gli ossiuri umani non sono trasmissibili all’animale o viceversa. Anche però possono essere trasportatori delle uova, ma non più di tanto di un asilo contaminato dove gioca un bambino sano.


Ossiuri: Farmaci e rimedi erboristici

vermi intestinali Essendo dei parassiti, gli ossiuri si combattono con l’utilizzo dei farmaci comunemente chiamati antiparassitari o vermifughi. Tra i principi attivi più efficaci ci sono il pirantel pamoato, che commercialmente è più noto con il nome di combantrin, il mebendazolo, il cuo farmaco commerciale più conosciuto è il vermox, e infine l’albendazolo, presente nel prodotto zentel.

Spetterà al medico curante prescrivere il principio attivo più indicato e le quantità e le modalità di assunzione. La cura più efficace si esplica comunque per bocca tramite delle compresse.

Tutta la famiglia e sarebbe il caso anche le persone con frequentazioni giornaliere con il soggetto colpito, dovrebbero essere sottoposte alla cura, anche se non hanno segnali della presenza dei vermi. Una volta effettuata al cura, questa andrebbe ripetuta dopo una ventina di giorni poiché è il tempo necessario per far schiudere le eventuali uova ancora presenti, che non vengono colpite dai farmaci, che infatti hanno effetto solo sui vermi formati.

Le donne con accertata o sospetta gravidanza dovrebbero astenersi dall’ingestione di questi principi attivi perché negli animali da laboratorio hanno dato importanti effetti collaterali anche sull’embrione o feto.

In questo caso, ma non solo, si può limitare la presenza dei vermi facendo ricorso all’erboristeria.

Una delle armi migliori che contro i vermi è l’aglio. Un decotto di aglio è un potente antiparassitario senza controindicazioni. La sua azione migliore si esplica eseguendo due o tre clisteri per volta, una volta al giorno e cercando di trattenere il fluido almeno 5 minuti prima di espellerlo.

Un’altra pianta velenosa per i vermi è l’assenzio. Il suo impiego è il medesimo che per l’aglio.

Volendo si può preparare un decotto con entrambi gli vegetali aggiungendo della centaurea e dell’aloe pestato, ma a fine bollitura, per dare al clistere anche un effetto lenitivo sulla pelle, che potrebbe essere irritata per il prurito.



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