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Estratti frazionati

Aggiornato il 07 maggio 20135 capitoli5 domande frequenti

Premessa

Le piante officinali sono dei veri e propri rimedi naturali che si pongono come una valida alternativa ai farmaci tradizionali sintetizzati in laboratorio. Nel passato, erbe e piante caratterizzate da straordinari poteri curativi erano le uniche possibilità di poter trattare alcuni disturbi e patologie. Con l’evoluzione della scienza, la nascita della farmaceutica tradizionale ha soppiantato radicalmente l’utilizzo di rimedi vegetali puri, ma ciò non significa che sia per sempre sparita la possibilità di curarsi con le erbe e le piante. In fitoterapia, le piante officinali vengono studiate e lavorate e da esse vengono estratti tutti i principi attivi che possiedono al fine di utilizzarli per la terapia di alcuni disturbi o patologie.

Caratteristiche

Il processo di estrazione non è semplice. Per estrazione s’intende quel processo grazie al quale è possibile estrarre le sostanze benefiche e i principi attivi dalle piante officinali per la realizzazioni di composti quali pomate, bevande, sciroppi, compresse e così via. Esistono diversi tipi di estratti che si possono ottenere dalla lavorazione delle piante. I più noti sono gli estratti acquosi, alcolici, i macerati glicerinati e gli estratti frazionati. Ognuno di questi estratti possiede delle caratteristiche ben precise e servono a determinati usi. L’aspetto principali che li distingue è il solvente utilizzato. Per estrarre i principi attivi dalle piante e dalle erbe curative, in gergo “droga”, bisogna mettere a macerarle in un solvente che cambia a seconda del tipo di estratto. Negli estratti acquosi, infatti, il solvente è l’acqua, il quelli alcolici, l’alcol etilico, nei macerati glicerinati è una miscela tra acqua, alcol e glicerina. L’estratto frazionato, invece, merita qualche precisazione in più rispetto ai precedenti estratti di cui si è già discusso nelle altre sezioni di questa rubrica.

Cosa sono

Un estratto frazionato è un composto che deriva da un procedimento alquanto complesso che mira all’estrazione di particolari sostanze da una specie vegetali. Ciò che si vuole ottenere non è la totalità dei fitocomplessi che la pianta officinale lavorata presenta, ma soltanto una frazione di essa. I motivi per cui si decide di ottenere un estratto frazionato possono essere vari. Ad esempio, se si desidera ottenere soltanto una precisa sostanza per poterla studiare o perché le altre presenti nella droga non sono utili per un dato obiettivo, è necessario provvedere alla realizzazione di questo tipo di estratto. In genere si utilizzano questi estratti quando si ha bisogno di una concentrazione di un dato principio attivo per fini terapeutici. Certo, è molto più conveniente somministrarsi per via orale o esterna un rimedio provvisto di un unico elemento piuttosto che tutti quelli estratti dalla pianta da cui si ottiene anche quello di cui si ha bisogno. Un esempio pratico che potrebbe chiarire l’entità di un estratto frazionato e la sua importanza è quella del tè verde. Tutti sanno che il tè verde è una fonte di sostanze importantissime come i polifenoli, ma è, allo stesso tempo, ricca di sostanze, la cui somministrazione potrebbe creare degli effetti collaterali, come la caffeina. Sottoponendo il tè verde ad un processo di estrazione frazionata si riuscirebbe ad estrarre solo la sostanza di cui si ha bisogno, in questo caso, i polifenoli, tralasciando la caffeina.

Come si ottengono

Il processo di estrazione frazionata è estremamente complicato e non può essere riprodotto in versione, per così dire, “casalinga”. Esistono due modalità di estrazione, ma viene utilizzata soprattutto la cromatografia liquida ad alta pressione, maggiormente nota con l’acronimo HPLC. Questo procedimento consente di estrarre soltanto un componente dalla pianta officinali o più di uno, ma soltanto nelle dosi sufficienti. Per farlo, viene impiegata la CO2 supercritica. Questa particolare CO2 è un fluido che ha alla base anidride carbonica e che assume uno stato, per l’appunto, fluido mediante un processo di innalzamento della temperatura fino ad un livello “critico”. In conclusione, per estrarre un determinato principio attivo o una specifica sostanza da una pianta officinale è meglio evitare di procedere alle comuni estrazioni, quali quella acquosa o alcolica, ma di provvedere direttamente a mettere in atto un’estrazione frazionata.

Vantaggi

Come descritto in precedenza, infatti, i vantaggi che si traggono da questo processo sono fondamentali. Di ogni pianta officinale, infatti, non si ha bisogno di tutti gli elementi che ne fanno parte e per questo grazie a questo metodo, è possibile isolare quelli di cui si ha bisogno e estrarli. Da un punto di vista terapeutico, ciò è importantissimo in quanto all’interno di una stessa pianta possono esserci anche elementi dannosi che, in questo modo, non saranno estratti e dunque assunti. Estratti di questo tipo fanno parte soprattutto dei composti fitoterapici, ma lo stesso metodo viene utilizzato anche nei prodotti farmaceutici tradizionali. È comunque, sempre consigliato di seguire i consigli del medico per la somministrazione e la modalità di assunzione.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra un estratto frazionato e un estratto acquoso o alcolico?
    La differenza fondamentale risiede nel grado di purezza e specificità del prodotto finale. Gli estratti acquosi, alcolici o glicerinati contengono un insieme più ampio di sostanze presenti nella pianta (fitocomplesso), poiché il solvente estrae tutto ciò che è solubile. Al contrario, l'estratto frazionato è il risultato di un processo tecnologico avanzato, spesso basato sulla cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC) o sull'anidride carbonica supercritica (CO2), che permette di isolare e selezionare esclusivamente uno o specifici principi attivi. Questo elimina le componenti indesiderate o meno utili, garantendo una concentrazione terapeutica molto più elevata e mirata.
  • Perché è preferibile usare un estratto frazionato invece di assumere la pianta intera?
    L'utilizzo di un estratto frazionato offre due vantaggi clinici decisivi: precisione e sicurezza. Molte piante officinali contengono centinaia di molecole; alcune sono benefiche, mentre altre potrebbero causare effetti collaterali o interferire con terapie farmacologiche. Ad esempio, dal tè verde si possono estrarre i potenti antiossidanti polifenolici separandoli dalla caffeina, evitando così stimolazione nervosa o insonnia. Inoltre, concentrando solo il principio attivo terapeutico, si ottiene un effetto più rapido ed evidente senza dover assumere grandi quantità di materia vegetale, riducendo il carico digestivo e migliorando la tollerabilità.
  • Cos'è la CO2 supercritica e qual è il suo ruolo nell'estrazione?
    La CO2 supercritica è un fluido ottenuto portando l'anidride carbonica oltre il suo punto critico di temperatura e pressione, assumendo proprietà intermedie tra gas e liquido. In questo stato, la CO2 diventa un solvente estremamente efficace e selettivo per penetrare nei tessuti vegetali e sciogliere specifici composti. Il grande vantaggio di questa tecnica è che è 'green': non lascia residui tossici di solventi chimici nel prodotto finale, poiché la CO2 torna allo stato gassoso e si evapora facilmente durante la fase di recupero. Questo garantisce un estratto puro, sicuro e di altissima qualità, ideale per integratori e farmaci fitoterapici.
  • È possibile preparare un estratto frazionato in casa con metodi fai-da-te?
    No, la preparazione di un estratto frazionato non è fattibile in ambito domestico. Richiede apparecchiature industriali sofisticate, come sistemi di cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC) o estrattori a CO2 supercritica, capaci di controllare con precisione estrema parametri fisici e chimici. Le comuni infusi, decotti o tinture fatte in casa sono estrazioni grezze che rilasciano tutto il contenuto della pianta, inclusi eventuali composti indesiderati. Per ottenere una frazione pura e standardizzata di un principio attivo, è indispensabile affidarsi a laboratori specializzati dotati di tecnologia farmaceutica avanzata.
  • Gli estratti frazionati hanno controindicazioni specifiche rispetto alle erbe classiche?
    Essendo formulazioni concentrate e isolate, gli estratti frazionati presentano un rischio maggiore di interazioni farmacologiche se assunti senza controllo. Poiché si rimuovono le 'masse' vegetali che spesso mitigano l'effetto delle singole molecole, il principio attivo agisce in modo più potente e diretto. Questo può aumentare il rischio di sovradosaggio o reazioni avverse se combinato con altri farmaci. Pertanto, nonostante siano prodotti naturali, richiedono cautela: è fondamentale consultare un medico o un erborista qualificato prima dell'uso, specialmente in gravidanza, allattamento o in presenza di patologie croniche, per dosaggi corretti e monitoraggio.

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