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Estratti acquosi

Aggiornato il 29 aprile 20136 capitoli5 domande frequenti

Estrazione fitocomplessi

La fitoterapia non è una scienza riconosciuta, ma di sicuro è una pratica molto interessante che si pone come alternativa alla classica medicina e ai comuni prodotti farmaceutici. Oltre alle medicine sintetizzate in laboratorio, vi sono tutta una serie di prodotti completamente naturali che derivano dalla lavorazione di erbe e piante, che presentano proprietà curative e che vengono denominate erbe officinali. Le erbe officinali subiscono un processo di estrazione delle sostanze benefiche, i principi attivi, che sono i principali responsabili degli effetti positivi di tali specie vegetali sull’organismo dell’uomo. Ortica, camomilla, malva, rosmarino, menta e tante altre ancora vengono raccolte e fatte seccare, dopodiché esse vengono sottoposte ad un processo di estrazione dei principi attivi.

Metodi di estrazione

L’estrazione dei principi attivi delle piante officinali è un processo alquanto complesso che necessita di particolare attenzione e pazienza. In realtà esistono diversi metodi di estrazioni, alcuni più semplici da effettuare anche in versione “casalinga” e altri che richiedono una certa specializzazione, competenza e l’utilizzo di particolari macchinari. In base al procedimento che viene effettuato, è possibile distinguere due tipi di estrazione: quella alcolica e quella acquosa. La differenza fondamentale tra i due metodi di estrazione è che nel primo viene utilizzato l’alcol etilico come solvente, mentre nel secondo, come si può ben immaginare, è l’acqua a fare da solvente. In generale per il processo di estrazione si necessita di alcuni elementi fondamentali come la droga, ovvero le erbe essiccate da cui estrarre i principi attivi e il solvente.

Caratteristiche

Come detto in precedenza, le erbe officinali possiedono importanti proprietà curative e terapeutiche. Tali proprietà sono insite nelle diverse parti della pianta e devono essere estratte con particolari processi affinché si possano produrre con esse rimedi omeopatici come pomate, creme, oli essenziali, compresse e così via. L’estrazione fa parte delle tecniche utilizzate maggiormente per ottenere i principi attivi di specifiche specie vegetali. L’estrazione dei principi attivi da alcuni piante utilizzando l’acqua come liquido solvente, senza la perdita di quelle parti volatili ugualmente importanti, viene denominata estrazione acquosa. Laddove l’acqua non è in grado di estrarre i fitomplessi di una particolare specie si ricorre ad altri tipi di estrazione come quella alcolica in cui è l’alcol che funge da solvente oppure altre sostanze come la glicerina e si parla, in questo caso, di estratti alcolici o glicerici.

Le tisane

Della categoria degli estratti acquosi fanno parte le tisane, ovvero gli infusi e i decotti. Le tisane sono ben note a tutti. Si tratta di bevande molto semplici da preparare. Il procedimento, infatti, è veloce e pratico. Fatta bollire l’acqua, bisogna versare la droga secca e attendere, a fuoco spento, alcuni minuti per permettere ai principi attivi di disperdersi nell’acqua, dopodiché basta filtrare il tutto e consumare la bevanda. Per la realizzazione di tisane si consigliano estratti in pezzetti e non polveri, in quanto col tempo i fitocomplessi si disperdono nell’aria. Per le tisane si possono scegliere fino a quattro diverse droghe contemporaneamente, ma se si va oltre questo numerosi si rischia di annullarne gli effetti. In base alla parte dell’erba utilizzata e al tempo di macerazione si possono distinguere i decotti e gli infusi.

Infusi e decotti

Se si vogliono estrarre i principi attivi da parti molto dure e solide come i semi, i legni, le cortecce o foglie particolarmente dure si preferisce realizzare un decotto. Il decotto prevede un tempo di macerazione più lungo e ciò è necessario per far si che i principi attivi abbiano il tempo di disperdersi nell’acqua. La droga va versata nel liquido quando è ancora freddo e si porta in tutto gradualmente a ebollizione. Arrivato ad ebollizione il composto deve asciugare circa più della metà del suo liquido e solo dopo si può spegnere e attendere che la bevanda si intiepidisca per essere filtrata e consumata. L’infuso, invece, viene effettuato con piante che non necessitano di lunghi periodi di macerazione per cui basta portare l’acqua in ebollizione, toglierla dal fuoco e versarvi la droga. Dopo aver atteso qualche minuti si filtra e si consuma.

Macerati e idrolati

Oltre ai decotti e agli infusi vi sono i macerati e gli idrolati. I macerati sono dei processi di estrazione in cui il solvente è sempre l’acqua, dove però il liquido non viene riscaldato ma viene lasciato a temperatura ambiente, magari in un barattolo di vetro trasparente e all’interno di esso si lascia la droga in macerazione. Spesso i tempi sono alquanto lunghi, addirittura si arriva da qualche giorno a qualche mese. In alcuni casi, soltanto l’acqua non è sufficiente all’estrazione dei fitocomplessi. In questi casi, si aggiungono, oltre all’acqua, altre sostanze che fungono da solvente come la glicerina vegetale. In questo caso, si parla di idrolati.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra infuso e decotto nella preparazione delle tisane?
    La scelta tra infuso e decotto dipende dalla durezza della parte vegetale utilizzata. L'infuso si ottiene versando acqua bollente sulle piante delicate (foglie, fiori) e lasciando riposare per pochi minuti prima di filtrare; è ideale per preservare i composti volatili. Il decotto, invece, richiede la messa in acqua fredda della droga dura (semi, radici, cortecce), portando il tutto a ebollizione e facendo riduce il volume di almeno metà. Questo metodo prolungato permette di estrarre efficacemente i principi attivi da tessuti vegetali resistenti che l'infuso non riuscirebbe a penetrare.
  • È possibile combinare più erbe officinali nella stessa tisana?
    Sì, è comune creare miscele di erbe per potenziare gli effetti benefici, ma è necessario rispettare alcune regole per non vanificare il risultato. Si consiglia di utilizzare fino a quattro diverse droghe contemporaneamente. Superare questa soglia rischia di diluire eccessivamente i principi attivi specifici o di creare interazioni che annullano gli effetti terapeutici desiderati. Inoltre, è preferibile usare le erbe in pezzi grossolani piuttosto che in polvere fine, poiché queste ultime tendono a disperdere i fitocomplessi nell'aria più rapidamente, riducendo l'efficacia finale della miscela.
  • Cosa sono i macerati acquosi e come si preparano?
    I macerati acquosi sono estratti ottenuti lasciando la droga vegetale immersa in acqua a temperatura ambiente, senza applicare calore. Questo processo richiede tempi molto lunghi, variabili da alcuni giorni a diversi mesi, affinché l'acqua possa estrarre lentamente i principi attivi. A differenza di infusi e decotti, il macerato preserva componenti sensibili alla temperatura elevata. Se l'acqua da sola non riesce a estrarre sufficienti fitocomplessi, si può aggiungere glicerina vegetale come co-solvente, ottenendo una variante specifica che migliora la solubilità di certi composti.
  • Perché l'estratto acquoso è preferito rispetto a quello alcolico in alcuni casi?
    L'estrazione acquosa è spesso preferita quando si desidera evitare l'alcol, rendendo il prodotto adatto a bambini, donne in gravidanza o persone che non assumono alcolici. L'acqua, come solvente naturale, estrae bene molti sali minerali e vitamine idrosolubili. Tuttavia, ha un limite: non riesce a estrarre tutti i fitocomplessi, specialmente quelli liposolubili o resistenti. Quando l'acqua non è sufficiente, si ricorre all'alcol etilico (tinture) o alla glicerina (gliceriti) per garantire un'estrazione completa dei principi attivi attivi, garantendo così una maggiore efficacia terapeutica in quei specifici casi.
  • Quali sono i vantaggi dell'uso di estratti acquosi rispetto alle medicine sintetiche?
    Gli estratti acquosi rappresentano una forma di fitoterapia che sfrutta il potere curativo intrinseco delle piante officinali, offrendo un'alternativa naturale ai farmaci di sintesi. Utilizzando l'acqua come solvente, si ottengono preparati come tisane, infusi e decotti che mantengono la complessità della pianta originale. Questo approccio mira a lavorare in sinergia con l'organismo umano, sfruttando i fitocomplessi naturali per supportare funzioni fisiologiche specifiche. Sebbene la fitoterapia sia considerata una pratica complementare, il suo valore risiede nell'utilizzo di risorse vegetali accessibili e storicamente validate per il benessere quotidiano.

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