ippocastano

Generalità e caratteristiche della pianta

L’ippocastano è una pianta un po’ controversa in erboristeria. Ha infatti una validità comprova e veramente attiva, ma la tossicità e le possibili irritazioni che questa pianta provoca, tendono a limitare fortemente il suo utilizzo.

Botanicamente fu denominato da Linneo come Aesculus hippocastanum, che gli attribuì il nome che gli antichi romani davano alla quercia sacra a Giove. È stata classificata come pianta facente parte della Famiglia delle Ippocastanacee, della quali chiaramente è l’esponente principale nonché più conosciuto.

Il nome specifico sembra derivi dall’usanza di darlo come alimento ai cavalli con difficoltà di respirazione. Per questo è anche chiamato castagna cavallina; dall’origine asiatica invece deriva il nome castagno d’India e da sapore amore deriva il nome di castagna amara.

Nelle principali lingue straniere europee è chiamato marronnier de inde in francese, horse-chestnut in inglese, castano de indias in spagnolo e infine echte rosskastanie in tedesco.

È un grande e possente albero che con la sua folta ed ampia chioma fogliare può facilmente raggiungere i 30/35 metri di altezza. Questa sua imponenza fa si che sia stato spesso utilizzato per ornare parchi e viali.

Il tronco è bruno e grosso; i rami portano delle gemme vischiose e poco resistenti al peso, tanto che non è raro che si spezzino sotto il peso della neve.

Le foglie sono opposte, hanno un lungo picciolo e una forma palmato composte. Il nome richiama la forma del palmo della mano, ovvero dal picciolo dipartono dalle 5 o 7 penne simili a foglie ma che tali non sono, in quanto è una sola. Queste sono ovali allungate con margine leggermente dentato.

I piccoli fiori con petali bianco-rosati sono inseriti in delle infiorescenza a racemo. Alcune sottospecie di ippocastano presentano fiori rossi.

Il frutto è una cassula carnosa e spinosa che racchiude da uno a tre semi.

I semi sono molto simili alle castagne, ma rispetto a queste (che sono frutti e non semi) sono più grandi e non sono commestibili. Presentano un tegumento (buccia) marrone e lucente con una macchia biancastra in corrispondenza dell’ilo decisamente più evidente, mancano del ciuffo apicale e sono più tondeggianti.

Queste differenze sono importanti per riconoscerle dalle castane, in quanto se ingeriti, i semi di ippocastano possono essere tossici e portare ad intossicazione.

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Tecniche di coltivazione e raccolta

pianta medicinale ippocastanoQuesto albero proviene indubbiamente dall’Asia minore e la sua introduzione in Europa la si deve per l’opera degli arabi che lo importarono dall’antica Persia durante il secolo XVI.

La sua diffusione è tale che lo ritroviamo sia in città al livello del mare che nelle zone montane di tutta l’Europa. Lo si può vedere anche in Asia e in America, meno presente in Africa.

Predilige una esposizione diretta al sole, ma riesce anche a crescere in scarsezza di questa, col tempo e la sua alta crescita riuscirà comunque a conquistare un posto al sole (sempre che non sia sovrastato dai palazzoni delle città contro cui nulla può).

Anche come richiesta di acqua non è particolarmente esigente. Quando è adulto riesce a gestirsi e farsi bastare l’acqua piovana, mentre in fase si trapianto e nei primi anni è bene fornirgli annaffiature in maniera costante, senza però lasciare il terreno troppo umido. In questo periodo è consigliato concimare occasionalmente con del concime organico, preferibilmente stallatico maturo.

Si predilige la moltiplicazione per seme, che ha una buona germinabilità. Si inizia con la semina in vaso, dove la pianta crescerà per due anni; dopodichè si può mettere a dimora dove più si preferisce, nel periodo autunnale.

Purtroppo è una specie facilmente soggetta agli attacchi di parassiti, sia insetti che funghi. Solo per citarne alcuni ricordiamo la cocciniglia, il lepidottero Cameraria ohridella, il Zeuzera pyrina detto rodilegno giallo e il rodilegno rosso; tra i funghi, l’ascomicete Guignardia aesculi che causa l’antracnosi fogliare. Ultimamente è stato scoperto che anche il lepidottero Gracillariide, il Cameraria ohridella, attacca e distrugge l’ippocastano.

Per contrastarli si devono usare o antiparassitari specifici o anche quelle, più dannosi, ad ampio spettro che colpiscono indiscriminatamente.

La raccolta della corteccia dei rami avviene mediante incisione della stessa e poi staccandola dal ramo stesso, come avviene per la raccolta del sughero.

Più facile la raccolta dei semi, che spesso si trovano già sul terreno per l’apertura del frutto e la sua incapacità di contenere un seme così grosso. In caso si dovessero raccogliere dall’albero, basta battere la chioma con un bastone per farsi che i semi cadano e poi provvedere a raccoglierli da terra


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Proprietà e benefici

pianta officinale - ippocastano Nel ‘700 lo si utilizzava per produrre un miscuglio contro le vene varicose. La miscela base era composta da foglie e radici di consolida, malva e acrimonia. Poi si aggiungevano le “castagna d’india” pestate e macinate e poste in infusione in acqua calda. Dopo tre ora di immersione nell’acqua, si impastava il medicamento e quindi lo si applicava dove occorreva.

A volte veniva usato per migliorare la respirazione, come facevano con i cavalli. Un altro uso era quello analogo alla China, contro le febbri malariche.

Si utilizzato i semi essicati e la corteccia dei giovani rami, ma che abbiano almeno 3 anni.

I semi sono composti per il 50% da amido e olio grasso. Sono presenti flavonoidi, glicosidi cumarinici come l’esculina, che rafforza i capillari e la funzionalità vascolare.

Tra i principali responsabili dell’effetto astringente e antinfiammatorio, nonché delle intossicazioni da ingestione, troviamo l’escina, miscela eterogenea di saponine.

La Farmacopea Ufficiale Italiana riporta i semi essiccati di ippocastano con un contenuto non inferiore al 3 % di glucosidi triterpenici calcolati come escina anidra

Antinfiammatorio – vaso protettore

Il potere antinfiammatorio è dato dalla presenza dell’escina e viene sfruttato ampiamente dai produttori di pomate sia vasoprotettrici che antinfiammatorie. Uno degli usi più comuni è quello che prevede il suo impiego nelle pomate contro le emorroidi (dove viene sfruttato anche la capacità di rinforzare i capillari e aumentare funzionalità vascolare venosa).

Sempre in campo dermovascolare, si sfruttano i semi di ippocastano per la creazione di creme da applicare a vene varicose, edemi e sindromi venose generali.

Filtro solare

La polvere dei semi e rami di ippocastano ha anche la capacità di riflettere i raggi UV-B e per questo vengono miscelati alle creme per la creazione di filtri solari destinati alla protezione cutanea.

Antidiarroica - astringente

La tisana preparata dalla corteccia dei rami, grazie alla presenza dei tannini, può essere bevuta per contrastare sintomi diarroici.


ippocastano: Prodotti e avvertenze

Sebbene non sia molto diffusa come pianta erboristica, dalla droga dell’ippocastano si possono produrre quasi tutte le forme farmaceutiche più comuni come capsule, polveri e miscele. Ma niente a paragone con la quantità di creme e pomate che la contengono: contro vene varicose, contro emorroidi, contro edemi e cosi via. La polvere dei semi, ma più spesso i suoi estratti, viene aggiunta a queste preparazioni per potenziare l’effetto delle molecole chimiche sintetiche in esse inserite.

Non vi è alcuna controindicazione in particolare.

Avvertenze

L’uso interno può provocare irritazione intestinale, come nausee o diarree. Alte dosi possono dare origini a emorragie di difficile controllo.

Altamente tossico per via endovenosa in quando da emolisi.

Da utilizzarsi sotto controllo del medico.



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