Biancospino - Crataegus

Caratteristiche della pianta

Sotto il nome di biancospino sono racchiuse diverse piante della famiglia delle Rosacee, ma non tutte con attività medicinale. La più usata, in quanto possiede la maggiore efficacia, è il biancospino comune, catalogato come Crataegus monogyna Jacq.

Chiamata “pianta del cuore” sin dal VIII secolo per la sua straordinaria azione sul cuore, conosciuta già da allora anche se non si conoscevano i principi attivi o i meccanismi di azione.

È un arbusto che può arrivare a crescere tanto da diventare un piccolo albero, fino a 6 metri di altezza. È molto ramificato e dotato di spine alla base dei giovani rami, che un tempo si usavano per delimitare i confini terrieri come una sorta di filo spinato naturale.

Il fusto ha una corteccia compatta e di colore grigio cenere.

Le foglie sono profondamente incise tanto da formare 3-7 lobi. Di colore verde scuro, ma più chiare nella parte inferiore, glabre. Hanno una crescita alternata.

I fiori sono di un bianco candido, raramente rosati, con i petali arrotondati sui quali spicca in contrasto il nero delle antere. Hanno un solo stilo, un solo ovario e di conseguenza il frutto, la drupa, avrà un solo seme. Da questa particolarità deriva il suo nome specifico di monogyna= uno ovario. Questi piccoli e bei fiorellini sono raggruppati in una infiorescenza a corimbo, la cui fioritura avviene in primavera.

Il frutto, come detto è una drupa, leggermente ovale, rossa e con un solo seme. Sono dolci e commestibili, possono essere mangiati freschi o utilizzati per marmellate. Maturano tra novembre e dicembre.

Fiori di biancospino.

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Origine e tecniche di coltivazione

Biancospino in fiore Come genere botanico si trova sparso per tutto il mondo, dall’Europa al nord Africa, dall’Asia all’America settentrionale. Più ristrette le zone della specie monogyna, la più presente in Italia.

Cresce ai margini dei boschi fitti, delle boscaglia o dove ci sono siepi, ma deve esserci un terreno calcareo. Il fatto che cresca ai margini dei boschi risiede nel suo bisogno di essere irraggiato con luce solare diretta.

Se si sceglie di coltivarlo, bisogna ricordarsi di concimarlo con composti che contengano azoto e potassio. E innaffiarlo abbondantemente una volta ogni 3 settimane, per dare tempo al terreno di asciugarsi.

Le parti utilizzate sono le foglie e i fiori (crateagi folium cum flore) essiccate.

La raccolta avviene a mano o con mezzi meccanici. I fiori si raccolgono poco prima e subito dopo la loro apertura, quando sono massimi i principi attivi. Le foglie invece, si raccolgono all’inizio della primavera.

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Proprietà e uso nella storia

Si conoscono le proprietà curative del biancospino fin dal 1200, in quanto sono stati ritrovati manuali in cui però è erroneamente associato alla digitale (altra pianta cardiotonica, ma con principi attivi e meccanismi di azione del tutto diversi).

Nell’antica Grecia, pare che le damigelle delle spose portassero coroncine di fiori e boccioli di biancospino, mentre la sposa un rametto in mano.

I romani invece ritenevano che allontanasse gli spiriti malvagi dai neonati, cosicché lo ponevano nelle culle dei loro pargoli.

I frutti, in un passato più recente, venivano usati per addolcire e insaporire il pane.

Nel biancospino ritroviamo una lunga serie di principi attivi.

I flavonoidi, tra cui l’iperoside e la vitexina, e compostiti triterpenici, come l’acido ursolico, responsabili della azione sul cuore.

Inoltre ci sono steroli, derivati purinici, catechine, acidi fenolici amine e glicosidi.


Benefici

Come pianta medicinale il biancospino ha come utilizzo principale quello di ipotensivo e cardiotonico.

Come anticipato, il flavonoidi del biancospino agiscono come cardiotonico sul cuore dilatando le coronarie, le arterie che nutrono il cuore, e apportando cosi un maggior afflusso sanguigno e quindi una maggiore ossigenazione al miocardio che in questa maniera si affatica meno.

La dilatazione delle arterie come conseguenza ha anche una riduzione delle resistenza periferica e quindi un effetto ipotensivo generale.

I triterpeni, invece, riescono a normalizzare il tasso di acido lattico nel sangue, che aumenta a causa delle insufficienze cardiache, defaticando non solo il cuore, ma tutti i muscoli.

Data la sua azione, il biancospino è indicato in casi di insufficienza cardiaca, aritmie (extrasistoli ventricolari e palpitazioni), dispnea cardiaca e per l'angina pectoris.

Il biancospino ha anche una attività sedativa a livello del sistema centrale. Ciò significa che ne beneficiano le persone molto nervose, migliorandone la tensione e la qualità del sonno.

In cosmetica viene sfruttato per la creazione di creme e lozioni per addolcire e normalizzare le pelli grasse, grazie all’azione di scioglimento lipidico degli acidi in esso contenuto.


Biancospino: Prodotti e avvertenze

In commercio lo troviamo in quasi tutte le forme farmaceutiche: compresse, capsule gelatinose, confetti, estratti glicerici o alcolici, tinture e sfuso per tisane e infusi.

Ha la controindicazione di potenziare gli effetti dei farmaci digitalici, ma un bravo medico dovrebbe riuscire a sfruttare questa controindicazione a vantaggio del proprio assistito. Se potenzia gli effetti dei farmaci digitalici, ciò vuol dire che di questi se ne può utilizzare una quantità minore, alleggerendo il lavoro del fegato nell’eliminazione delle scorie prodotte.

Occasionali episodi di nausea e astenia.

Potenzia anche i farmaci inotropi e ipotensivi; anche in questo caso vale il discorso fatto per i farmaci digitalici.

Avvertenze

Bisogna far attenzione durante l’acquisto di prodotti a base di biancospino, in modo particolare a quelli per infusi e tisane, perché si potrebbe incappare in sofisticazioni dove vengono aggiunte o utilizzate del tutto, altre specie di Crataegus senza attività (come quello rosso). Per evitare ciò, rivolgersi all’erboristeria di fiducia, che sia chiara ed esauriente nell’esposizione dei prodotti.



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