Artiglio del diavolo

Caratteristiche e origine della pianta

Arpagofito (Harpagophytum procumbens L.), conosciuto più comunemente come Artiglio del diavolo appartenente alla famiglia delle Pedaliacee.

Tra gli altri nomi della pianta si annoverano: Arpagofito, Legatapitsi, Woodspider o woodwarm, Devil´s claw, Tubercule de griffe du diable.

La caratteristica forma del frutto ovoidale con quattro appendici dure e spinose simili a degli uncini fa si che se sfiorati si possono attaccare agli animali che cercano di liberarsene attraverso movimenti scoordinati, una "danza diabolica", che invece provoca solamente ferite consistenti. Da qui il nome di "artiglio del diavolo.

È’ una pianta perenne rampicante, con germogli che si originano dalla radice tuberosa.

Le foglie alternate sono picciolate, carnose e lobate; dalle ascelle fogliari nascono isolati e appariscenti fiori tubulari di color porpora.

Pianta con fiore di arpagofito

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Origine e coltivazione

Radice dell'arpagofito da cui prende il nome artiglio del diavoloOriginario dell’Africa orientale: Namibia, Botswana e Madagascar, cresce sui suoli ricchi di ossido di ferro delle savane semidesertiche, in particolare nel deserto del Kalahari.

Fu introdotta in Europa da O.H. Volk nel 1953.

Richiede una piena esposizione al sole e intensa luminosità: è una pianta che non teme il caldo, ma soffre il freddo e il clima umido.

La propagazione avviene per semina in primavera su suoli sabbiosi e ben drenati per evitare ristagni d’acqua. L’irrigazione si ritiene necessaria solo nei periodi estivi, per poi andare a diminuire nei periodo più freddi.

L’arpagofito è una pianta robusta e non sembra risentire l’eventuale attacco da fitopatogeni, in caso contrario è opportuno attuare una potatura delle parti danneggiate.

Le radici vengono raccolte in autunno.


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Proprietà e uso nella storia

La droga è costituita dalle escrescenze laterali della radice, ricca di principi attivi (solitamente è rappresentato in figura dal frutto, dalla caratteristica forma, che non è la parte che si utilizza!).

Nella Farmacopea Ufficiale Italiana (FUI) vengono riportate le radici secondarie frammentate ed essiccate di H. procumbens contenenti non meno dell’1,8% in glicoiridoidi totali, di cui almeno l’80% di argagoside; il tutto in riferimento alla droga essiccata, che ha circa 90% in meno di acqua di quella fresca.

I principali costituenti della radice essiccata dell’Artiglio del diavolo sono i glicosidi iridoidi, in particolare arpagoside, procumbide, arpagide, quasi esclusivi di questa pianta.

Altri costituenti chimici sono vari composti flavonoidi, fra i quali il kempferolo e la luteolina, gli acidi clorogenico, cinnamico, ursolico e oleanico.

Presenti anche degli fitosteroli.

Nella medicina tradizionale delle popolazioni sudafricane, l’arpagofito viene impiegato in decozione come tonico amaro nei disturbi digestivi, per le forme reumatiche e artritiche. Come antipiretico, analgesico e nei disturbi legati alla gravidanza.

In Europa viene invece impiegata per alleviare i disturbi legati al metabolismo, disturbi epatici, affezioni dei dotti biliari, nefropatie, allergie e dolori muscolo scheletrici.


Benefici

Le principali proprietà sono quelle antinfiammatorie e analgesiche molto efficaci in un’ampia varietà di affezioni reumatologiche, dall’artrosi al mal di schiena, dalla tendinite alla periartrite in quanto ostacola la sintesi e liberazione di metaboliti che favoriscono i processi infiammatori.

Viene usata per tutti i dolori di natura scheletrica quali osteoartrosi, coxartrosi, gonartrosi, migliorando nettamente la mobilità e l’elasticità articolare.

L’effetto si manifesta nell’arco di una settimana, e raggiunge il suo massimo effetto dopo circa 30 giorni, mantenendosi poi stabile nel tempo, non bisogna prolungare per troppo tempo il trattamento, si consiglia quindi di intervallare con dei periodi di pausa.

L’artiglio del diavolo permette quindi di poter sostituire vantaggiosamente i trattamenti antinfiammatori classici.

Favorisce l’eliminazione dell’acido urico, il cui accumulo da origine alla gotta.

Per il sua alto contenuto di iridoidi viene usato come stomachico: stimola la produzione di bile e lo svuotamento della colecisti, favorendo cosi la digestione dei grassi; può essere usato anche per altri disordini riguardanti l’intestino tenue superiore.

Sembra avere la proprietà nel ridurre i livelli di colesterolo e nel migliorare nel complesso alcune malattie metaboliche.

È stata anche documentata un’azione sul flusso mestruale, che viene aumentato per l’associazione degli iridoidi con la formazione di genina.

Studi farmacologici hanno evidenziato anche un’azione cardioattiva, più che altro come effetto secondario.

Sono state riscontrate delle erbe sinergiche da associare all’artiglio del diavolo, quali l’equiseto, la passiflora incarnata, la pilosella, il ribes nero, il salice, lo zenzero e la cartilagine di squalo.

Come per quasi tutte le piante fitoterapiche, si presume che l’insieme dei principi attivi della pianta e non la singola sostanza sia la caratteristica che ne determina l’efficacia.


Artiglio del diavolo: Prodotti in commercio e avvertenze

Pillole o capsule con estratto secco ottenuto dalla radice, con un contenuto di arpagoside intorno al 2%; come posologia vengono indicate tra i 500 e i 1000 mg di estratto secco da assumere a stomaco pieno.

Estratti acquosi o alcolici : l’artiglio del diavolo è reperibile anche come estratto acquoso e tintura madre, il sapore amaro della pianta però non ne facilità l’assunzione in formulazioni come gli sciroppi.

Pomate e gel di solito in associazione con l’arnica montana.

Controindicazioni

L’artiglio del diavolo sembra essere ben tollerato, sono pochi i casi di chi a lamentato lievi disturbi a livello gastrointestinale.

Non assumere in presenza di ulcera gastrica e duodenale.

Si sconsiglia l’uso in gravidanza, dato che potrebbe favorire il ritorno del ciclo e avere azione sulla muscolatura uterina, determinando l’aborto.

Avvertenze

Sono possibili delle interazioni farmacologiche se sotto trattamento con altri farmaci, per questo motivo si consiglia di consultare sempre il proprio medico prima di assumere un fitoterapico.

A dosi eccessivi causa dermatiti, anche gravi, e problemi cardiaci. Un uso smodato, abnorme, può portare alla morte.

Si sono riscontrate delle interazioni con varie classi di farmaci come: anticoagulanti (con rischio di aumento del tempo di sanguinamento), antiaritmici (beta-bloccanti, digossina), farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), ipotensivi e ipoglicemizzanti orali.



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