Rafano - Raphanus sativus

Caratteristiche della pianta

Il rafano è un’altra pianta da cucina che ci riserva qualche sorpresa nel campo erboristico-salutistico. È una radice che si usa molto nella regione Basilicata, dove vengono preparati piatti molto gustosi e di sapore intenso proprio per la presenza del rafano, come ad esempio la rafanata materana, una frittata alta 10 cm con uova, patate, pecorino, abbondante rafano grattugiato fresco e pepe nero.

Cochlearia armoracia L, Armoracia rusticana o Gaertn. Raphanus sylvestris Fuchs sono i tre nomi botanici che vengono usati indistintamente per identificarla, anche se i primi due sono i più comuni.

Il nome volgare di rafano, ma anche di cren, rendono subito identificabile la pianta, o meglio la radice, di cui si parla, in qualunque parte d’Italia siamo. Poi localmente si riscontrano anche altri termini come armoraccia, barbaforte, erba da scorbuto, erba contraveleno, senape dei monaci, pizzicalingua, peverella, ravanasso.

Horse-radish è il nome inglese, raifort in francese, meerrettich in tedesco e rabano in spagnolo.

L’armoracia è una pianta erbacea, facente parte della famiglia delle Crocifere o Brassicaceae, la stessa dello zafferano. Per essere una erbacea è anche piuttosto alta in quanto raggiunge facilmente il 1,20 metro di altezza. E riesce a cresce sia allo stato spontaneo che coltivata, dato che come detto è molto apprezzata in cucina.

La radice è la parte commestibile della pianta. E’ più o meno legnoso, serpeggiante, carnoso e cilindrico. Nella parte superiore si divide in due o tre ramificazioni principali.

Il fusto è eretto e fistoloso con i rami che crescono solo nella parte superiore. Sono anche presenti delle solcature lungo tutta la sua altezza.

Le foglie sono alterne. Quelle presenti nella parte basale sono ovato oblunghe e con un lungo picciolo. Il margine è crenato, a volte seghettato. Le foglie intermedie invece sono pennatifide, le superiori sessili e lanceolate con margine dentato.

I fiori sono raccolti in una infiorescenza a racemo, a volte lassi. Sono piccoli, bianchi e composti da 4 petali ovali messi a croce.

I frutti sono delle silique globose o ellissoidi con una disegno reticolare sulla parte esterna.

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Coltivazione e origine

È una pianta originaria della Russia, ma che si è rapidamente diffusa in tutta l’Europa e l’Asia.

È presente anche in Nord America e Nuova Zelanda.

Il rafano è una pianta rustica che cresce bene in molti tipi di terreno, però tenendo conto che poi verrà consumato il rizoma, bisogna cercare di farlo crescere il meno bitorzoluto possibile, altrimenti il valore commerciale ne risentirebbe. Per questo è necessario piantarlo in terreni freschi, fertili e profondi. Bisogna anche tenerlo sotto controllo poiché ha la tendenza ad essere invasivo, anche perché basta un solo pezzo del suo rizoma affinché cresca una nuova pianta.

Ed è proprio con l’interramento di pezzi di rizoma, o lasciandone alcuni durante la raccolta, che avviene la propagazione del cren.

Difficilmente questa avverrà per seme per due motivi, il primo è che la pianta ha la tendenza ad essere sterile. Solo raramente sono presenti i semi. La seconda è che i semi non germinano

L’esposizione al sole è ben tollerata, ma il substrato deve sempre essere umido, quindi bisogna che le annaffiature siano frequenti e abbondanti, senza però formare ristagni idrici che potrebbero far marcire il rizoma.

Parti utilizzate

La parte utilizzata come droga è il rizoma, sia in cucina che in erboristeria, che va usato esclusivamente fresco.

Alle volte è sono usate anche le foglie, ma questo avviene in medicina popolare.

tecniche di raccolta

Per raccogliere il rizoma è necessario scavare tutto attorno alla base della pianta poiché la radice si ramifica in 2 o 3 parti, che rendono più sicuro l’ancoraggio della pianta, aumentando anche la probabilità di rottura nel qual caso si tentasse di estrarla con la forza.

Se questa si dovesse rompere, i vari pezzi verranno poi interrati per dar origine al nuovo impianto.


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Proprietà e uso nella storia

Molti dei nomi che gli sono stati attribuiti derivano dai vari usi che se ne sono fatti durante la storia.

Ad esempio il nome di erba contravveleno deriva dalla credenza del 1600, che cospargersi con il suo succo proteggesse dai morsi dei serpenti, i quali sarebbero dovuti morire al solo sentore del suo odore.

Il nome di erba da scorbuto, invece, deriva in modo intuibile, dalla cura dei questa malattia attraverso però l’assunzione delle foglie e non del rizoma. Foglie che contengono quasi il doppio della vitamina C, la cui carenza è responsabile dello scorbuto, contenuto dalle arance.

Come uso medico, nel ‘700, era un rimedio diuretico, diaforetico stimolante e antiscorbuto. L’indicazione per la soppressione dei mestrui e per la clorosi, indicati dai medici italiani dell’epoca, era stata importata dalla Russia, dove veniva aggiunto a tale scopo sia alla birra che al vino. Dato il tipo di bevanda però si ritiene che fosse più un aromatizzante che un erba medica.

descrizione dei principi attivi

L’acre e pungente odore, che fa anche lacrimare, della radice del rafano è causato dalla presenza della sinigrina, che viene scissa in presenza di ossigeno (quindi solo se si taglia o viene masticato, da qui la sua funzione di difesa dagli animali) dall’enzima mirosina producendo isosolfocianato di allile e solfuro di diallile, gli stessi presenti nella senape.

Inoltre troviamo vitamina B1, amminoacidi (asparagina , arginina e glutamina), pectine, zuccheri e acido ascorbico (vitamina C).


Rafano: Benefici e avvertenze

Antiscorbutico

La presenza della vitamina C, soprattutto nelle foglie, lo ha reso famoso e adatto per combattere e prevenire lo scorbuto, la malattia tipica dei primi marinai transoceanici dovuta alla carenza di tale vitamina.

Stimolante-eupeptico

Il sapore acre e pungente dato dalla sinigrina conferisce al rafano un potere stimolante l’appetito, eupeptico. Praticamente il “piccante” induce lo stomaco ad aumentare la produzione di acido cloridrico che di riflesso spinge il cervello ad indurre il senso di fame quando lo stomaco è vuoto. Quando invece questo risulta già essere pieno, allora l’aumento di produzione dell’acido aiuta la digestione.

Prodotti in commercio

In commercio si trova la radice intera di rafano con la quale si può preparare un infuso particolarmente saporito.

In alcuni erboristerie ben fornite si possono trovare anche il succo o gli estratti, sempre della radice, da bere direttamente oppure da diluire con un po’ di acqua per attenuarne il sapore.

Controindicazioni

A dosi elevata può dar luogo ad irritazione intestinale e acidità di stomaco.

Controindicato in chi soffre di affezioni colecistiche o tiroidee poiché sembra che il rafano riduce la captazione dello iodio da parte della tiroide.

Avvertenze

L’applicazione topica può causare fenomeni irritativi con o senza formazione di vescicole.



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