acetosa

caratteristiche della pianta

Il suo nome scientifico è Rumex acetosa e fa parte della famiglia delle Poligonacee, appartenenti all’ordine delle Poligonales, genere Rumex, che però, dal punto di vista scientifico, vengono tutte identificate con il nome italiano di romice.

Il significato etimologico è di derivazione latina; Rumex, che significa alabarda, indica la forma delle foglie; mentre acetosa, dal latino acetum, è in relazione al suo gusto acidulo.

Tra i nomi popolari ricordiamo: Pan e Vin, romice, erba brusca, pampelucco

L’acetosa è una pianta erbacea, perenne e rustica, che si caratterizza per la presenza di un apparato rizomatoso-radicale ingrossato e, nel corso della stagione primaverile, sviluppa un fusto eretto, che può arrivare anche ad un metro di altezza; poco ramificato e cavo, con una particolare colorazione rossastra.

Le foglie basali picciolate sono ovalo-allungate, quelle superiori sono sessili e si inseriscono sul fusto con una guaina gialla sfrangiata.

I fiori maschili e femminili sono raccolti in infiorescenze e formano pannocchie slanciate.

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Origine e coltivazione

pianta aromatica - acetosa Pianta dalle origini europee molto diffusa in tutto il territorio italiano, ma si ritrova anche in Asia, dove vive e prospera a tutte le altitudini. Predilige però prati incolti, corsi d’acqua e fossati; terreni argillosi, freschi e concimati.

Le piante sono propagate da seme, preferibilmente seminando a marzo, anche se può essere effettuata in uno qualsiasi dei mesi primaverili.

Un altro metodo usato e fruttifero è quello della propagazione per taglio dei rizomi, con la presenza di un germoglio.

La Rumex acetosa era conosciuta già nei tempi antichi come pianta officinale, tanto che gli Egizi e gli antichi romani la utilizzavano come condimento per i brodi di pollo con pomodori e lenticchie. Medesimo uso culinario se ne fanno nel corso dei secoli: nel medioevo gli inglesi la sfruttavano per farne delle salse agro-piccanti, mentre in Italia le giovani foglie erano consumate come surrogato degli spinaci.

Ma è grazie a Carlo Magno che intensificò la sua coltivazione nei giardini dei chiostri monastici, che si diffuse maggiormente.

Spesso utilizzata per realizzare degli impacchi, che potevano vantare proprietà curative in grado di abbassare la febbre alta e di porre rimedio all’inappetenza.

I medici medievali la utilizzavano per curare la peste e il colera e si cercava di curare anche lo scorbuto, un’affezione derivante dall’assenza di vitamina C.

Nella medicina popolare si utilizza per le cure di primavera, per depurare, nelle problematiche cutanee, nelle affezioni delle mucose della bocca. In alcune zone veniva prescritta per alleviare i sintomi dell’artrite.

Della pianta si utilizzano foglie e sommità fiorite.

A volte si raccolgono e sfruttano anche le radici, ma molto raramente.


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Tecniche di raccolta e principi attivi

acetosaEssendo una pianta perenne la raccolta avviene per tutto l’anno, facendo particolare attenzione a non compromettere la sua crescita con lo sfruttamento intensivo.

Bastano delle forbici per recidere i teneri piccioli delle foglie e i gambi delle sommità fiorite. Se invece si vogliono raccogliere le radici, basta semplicemente estirparle a mano o con l’ausilio di una paletta da giardinaggio per meglio togliere la terra.

Tra i principi attivi della Acetosa, troviamo la vitamina C (ben 80 mg/100 g. ovvero la metà del fabbisogno giornaliero), ossalati di calcio e di potassio, acido ossalico, tartarico e tannico, antrachinoni. Ma anche amido, mucillagini e oli. La pianta è ricca di ossalato di calcio, che è appunto la sostanza che le dà quel sapore acidulo, per cui viene consigliato l'uso con moderazione in particolare per chi soffre di disturbi gastrici ed intestinali; è soprattutto sconsigliata ai malati di fegato e chi è affetto da calcolosi epatica renale.


acetosa: proprietà e controindicazioni

Impiego in cucina: uno degli usi più conosciuti e popolari dell’acetosa è quello in cucina; le giovani foglie vengono usate sia crude, in insalate assieme ad altre specie, che servono per smorzare il gusto acidulo, sia cotte, in quanto aggiungono aroma e sapore a minestre e fritture.

Le foglie ricche di vitamine sono inaspettatamente dolci in primavera, ma poi sviluppano un sapore piccante-acidulo e rinfrescante, consigliabili quindi per una dieta depurativa nelle stagioni primaverili.

La tisana è un utile diuretico, bastano 30 grammi di foglie per litro d’acqua. Ne possono trarre vantaggio chi soffre di leggeri problemi renali, come ad esempio la renella (sabbia renale) o calcoli, ma che non presentino gravi disfunzioni renali.

Come bevanda antifebbrile, in tutti i disturbi in cui è presente un aumento della temperatura corporea .

Nelle forme reumatiche, nelle dermatosi, utile per la funzionalità epatica.

L’utilizzo di cataplasmi, un impasto costituito da amido, mucillagini e oli, è applicabile a caldo direttamente nella zona interessata, sanando acne, ulcere boccali, piaghe e ferite infette.

La radice è un blando lassativo, ma poco sfruttato.

Il succo delle foglie ha un impiego domestico in quanto risulta essere un buon rimedio nell’eliminare macchie di ruggine , muffa e inchiostro dalle lenzuola, mobili di vimini e argento.

Prodotti in commercio

Sminuzzata in formulazioni per tisane.

Tintura madre per le preparazioni omeopatiche.

A volte anche estratti acquosi.

Controindicazioni

È controindicata in chi ha problemi gastrici e difficoltà renali data la presenza degli ossalati.

E’ sconsigliata a chi soffre di gotta, reumatismi e iperacidità gastrica.

Avvertenze

I derivati di questa pianta possono presentare potenziale nefrotossicità, quindi particolare attenzione deve essere posta se utilizzata da persone con problemi renali, come calcolosi renale.

Se si esagera nell’assunzione di foglie crude di Acetosa si possono verificare intossicazioni, e nei casi più gravi, avvelenamenti e lesioni renali (specie nei bambini).

I sintomi da intossicazione sono nausea, vomito, diminuzione della pressione arteriosa.

Attenzione quando si utilizzano i disinfettanti urinari a base idrochinonica, come quelli delle Ericaceae (es. Uva ursina e Corbezzolo) perché, ad alte dosi, la vitamina C contrasta l a loro attività antisettica.

Consultare il proprio medico prima di utilizzare un fitoterapico.



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