Prezzemolo - Petroselinum sativum

Caratteristiche della pianta

Il suo nome scientifico non è molto popolare e non riporta alla mente nemmeno il suo nome volgare. Il Petroselium sativum Hoff. o Apium petroselium L., o ancora Apium vulgare Lamk. non è altro che il comunissimo prezzemolo.

Il suo uso in cucina non ha più segreti né limiti, ma oggi si tende ad non considerarlo come pianta aromatica utilizzabile anche in erboristeria.

Sebbene il suo nome più conosciuto e più usato in tutta l’Italia sia proprio prezzemolo, non è raro che i più anziani usino termini propri della zona in cui abitano come petrosillo, perse molo, apio ortense, brunsemmu, penansemu, parroseno, erborina, savol, giunivert e perdusemini.

In inglese lo chiamano persley, in francese persil. Petersilie è il termine tedesco, mentre prixel è quello spagnolo.

Il nome botanico indica che la pianta del prezzemolo (selinum) cresce tra le rocce (petros). Fa parte delle Famiglia delle Apicaee o Ombrellifere.

È una pianta erbacea annua o biennale, alta fino a 60 centimetri, che cresce sia spontanea ma soprattutto coltivata, data l’alta richiesta in campo culinario.

La sua appartenenza alle Ombrellifere è evidente nelle infiorescenze, che sono appunto delle ombrelle terminali composte da 5 o 8 raggi, che portano fiori bianchi o bianco-verdi. La loro corolla è composta da 5 petali uguali, inflessi nella parte apicale.

La radice piuttosto lunga e fusiforme, bianca e carnosa, è caratterizzata da anelli circolari .

Il caule è eretto, striato e particolarmente ramoso.

Le foglie che crescono nella parte inferiore sono bipennate; i vari lobi sono a loro volta lobati-cuoriformi o inciso-lobati. Quelle nella parte superiore sono semplici foglioline lineare e intere.

Il frutto, erroneamente chiamato seme, è un diachenio ovale o sferico, nel quale si possono individuare 5 coste salienti. Se viene diviso a metà, cosa che capita molto spesso, l’achenio risulta ovoide e gibboso-convesso con una faccia piana. Per questa sua forma molto a volte è viene soprannominato “luna crescente”.

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Coltivazione e origine

Il prezzemolo cresce ottimamente alla temperatura di 16-20 °C, mentre non tollera quella oltre i 35 e sotto lo 0. L’esposizione solare deve essere a mezz’ombra anche se il pieno sole, non quello intenso dell’estate del sud, è ben tollerato.

Per quanto riguarda il terreno è preferibile seminarlo su uno ricco di sostanza organica, leggero, a pH leggermente acido e ben drenante. Questo però porta a dover innaffiare quotidianamente, senza però non creare ristagni, che danneggerebbero il raccolto.

La propagazione avviene per seme e i tempi di semina, che si può effettuare sia a spaglio che in file, variano nell’arco di quasi tutto l’anno, a seconda di quando si preferisce raccogliere il prodotto.

All’inizio dell’anno si semina in serra o semenzaio, mentre in marzo in campo aperto. In questi casi si raccoglierà il prezzemolo in estate.

Mentre se si pianta in giugno si raccoglie in autunno.

Parti utilizzate

In generale si può dire che si usa tutta la pianta, ma i vari organi non sono tutti utilizzabili nel medesimo campo.

Le foglie si usano in cucina, mentre in campo erboristico sono considerate droghe i frutti e la radice, anche se a volte si riscontra la presenza delle foglie.

tecniche di raccolta

Le foglie di prezzemolo si raccolgono gradualmente, tagliandole con tutto il picciolo il più possibile vicino al terreno senza però danneggiare il germoglio centrale, in modo tale che possa continuare a produrre nuovi steli e nuove foglie.

Per raccogliere la radice, invece, bisogna estirpare tutta la pianta con l’aiuto di erpice.

Infine per i semi, bisogna aspettare che le ombrelle siano vicine alla maturazione, ma ancora non pronte per evitare che si perda del prodotto. Si tagliano allo stelo e si mettono in una sacca. Dopo che si è finito il passaggio in campo, il raccolto viene posto su delle griglie vibranti che staccano i frutti dal resto dell’ombrella.


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Proprietà e uso nella storia

Usato come condimento o per aromatizzare il vino fin dall’antichità. Citato sia da Dioscoride che da Plinio il Vecchio, era conosciuto come diuretico.

Nell’antichità era più una pianta da stregoni che da medici, infatti si narra che fosse uno degli ingredienti segreti che le streghe usavano per creare la pozione attraverso cui erano capaci di volare. Ma anche in tempi più moderni, nell’800, aveva questa nomea, quando rientrava a far parte di diverse preparazioni dalle presunte attività miracolose chiamate teriache.

Più scientifiche, anche se all’epoca non dimostrabili, erano le virtù che gli si attribuivano, come la capacità di arrestare la secrezione lattea.

Nella medicina popolare, si utilizza il succo di prezzemolo per aver sollievo dalle punture di veste, api e calabroni, mentre i soli steli sono un aiuto per i neonati che soffrono di coliche intestinali. In questo caso l’uso è esterno e non interno, ovvero andavano posti nell’ano del bimbo dopo averli cosparsi di tabacco.

descrizione dei principi attivi

Il prezzemolo contiene dal 2 al 6% di olio essenziale, a seconda della coltura da cui proviene. Quest’olio è formato in prevalenza da apiolo e miristicina, che sono i principali responsabili della sua azione spasmolitica, vasodilattatrice e emmenagoga.

Tra i flavonoidi quelli di maggior interesse sono l’apioside, detta anche apiina, che è legato ad uno zucchero che può essere scisso idroliticamente in apiigenina, o apigenolo, che è un flavone semplice. Importanti anche le concentrazioni di un altro flavonoide, il luteolo-7- glucoside.

Infine si riscontrano proteine, ferro, cloro, potassio, vitamine A e C, e zuccheri.

Solo nelle foglie sono presenti curarine e furocumarine.


Prezzemolo: Benefici e avvertenze

Diuretica

Sebbene non lo si sappia, i frutti del prezzemolo sono una delle droghe ad azione diuretica più forte che esistano. L’olio essenziale, soprattutto per opera dell’apiolo, agisce stimolando direttamente il parenchima renale. Purtroppo un’azione prolungata o dosi elevate, comportano danni renali, quindi è bene non abusarne.

Emmenagoga - abortivo

Il prezzemolo riesce ad stimolare la ripresa della mestruazioni nei casi di amenorrea, risultando un valido alimento nel controllo del ciclo. Ad alte dosi può però essere abortivo, non solo per il fatto che promuove le mestruazioni, ma anche per il fatto che agisce sulla muscolatura liscia dell’utero rilassandola in maniera eccessiva.

Spasmolitico

Apiolo è anche un ottimo spasmolitico. Agisce a livello della muscolatura liscia, quella involontaria, che origina ad esempio i dolori da mestruazioni, oppure le fascicolazioni, quei fastidiosi spasmi muscolari involontari, come la classica palpebra che trema sotto stress.

Prodotti in commercio

Nella produzione italiana, se escludiamo quello culinario, il prezzemolo è pressoché assente. Non rientra in alcun preparato specifico.

I prodotti che lo contengono, è molto probabile che provengano dalla Germania, paese nel quale ha una più ampia diffusione erboristica, tanto da rientrare nella formulazioni di tisane “dimagranti”, alcune lassative e in quelle più specifiche diuretiche.

Controindicazioni

Evitare l’uso in caso di gravidanza, poiché all’apiolo contenuto sono assegnata proprietà abortive (favorisce flusso mestruale e agisce sulla muscolatura uterina).

Ad alte dosi l’olio essenziale da eccitazione del sistema nervoso centrale, un senso di ebbrezza, seguito subito dopo da irritazioni gastro-intestinali, e renali.

Avvertenze

Non bisogna conservarlo in forma polverizzata né in recipienti di plastica, bensì di vetro scuro e al riparo dalla luce


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