erba benedetta

Caratteristiche della pianta

Geum urbanum L., ovvero la cariofillata, nota anche come erba benedetta.

Il nome del genere Geum deriva dal greco gheuein, cioè far odorare, alludendo all’odore aromatico del suo rizoma. Mentre il nome specifico, urbanum, significa città, posto in relazione alla facilità con cui questa pianta si trova in prossimità dei centri abitati.

Altri nomi della cariofillata acquatica sono ambretta selvatica, garofanaia, erba succin, erba de plaga, erba garofana, garufulata e garofollaria.

Una leggenda associa il nome della pianta a quello di San Benedetto. Essa narra che un monaco portò al santo un calice con del vino al geum urbanum che doveva mascherare il veleno versatovi dentro. Quando San Benedetto lo benedì, il veleno (una sorta di diavolo) volò fuori con una forza tale che il vetro del bicchiere tintinnò: l’intento del monaco fu così smascherato.

La cariofillata è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Rosaceae. Alta circa 60 cm, è leggermente pubescente. I fusti eretti e un po’ squamosi sono piuttosto fragili.

Le foglie basali sono disposte a rosetta, hanno un lungo picciolo e sono caratteristiche foglie imparipennate a 7 segmenti, con quello terminale spesso più grande delle altre e di forma lobata. Le foglie superiori, invece, sono a 3 o 5 segmenti, Il margine delle foglioline è inciso – dentato.

I fiori gialli sono solitari con un lungo peduncolo oppure inseriti in delle cime aperte. Hanno cinque sepali che divengono riflessi (ovvero ripiegati verso il basso) dopo la fioritura. I cinque petali invece risultano patenti (cioè disposti a 90°) e leggermente più lunghi del calice.

Nei fiori sono presenti numerosi stami allungati, rossicci e uncinati all’estremità, caratteristica che differenzia il Geum urbanum dalle altre piante dello stesse genere.

Il rizoma è più spesso nella parte alta, mentre si assottiglia verso il basso. Spesso è bitorzoluto, presenta residui di fusti e piccioli di foglie, e si osservano degli anelli squamosi. Il suo colore esterno è bruno che contrasta con il colore più chiaro delle radici che lo avvolgono. Internamente invece è di colore rosa o violetto con il bordo giallo se è fresco; marrone scuro quando è secca.

Il sapore è astringente e amaro, mentre l’odore è simile a quello dei chiodi di garofano, me solamente nei rizomi freschi triturati. Quando vengono seccati, si attenua molto.

Il frutto è un achenio uncinato.

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Coltivazione e origine

La sua origine si perde tra i boschi di latifoglie dell’Europa e dell’Asia, in un sottobosco umido. Ora però è diffusa sia in Europa e Asia, che Africa settentrionale e America.

È una pianta diffusa un po’ in tutti gli habitat: campi, margini dei boschi, siepi, e ovviamente anche nei dintorni dei centri abitati. Come altitudine riesce ad arrivare fino alle zone montane inferiori (1600 metri).

La coltivazione intensiva di questa pianta non è presente in Europa occidentale (probabile in qualche paese dell’est).

La cariofillata non abbisogna di grandi attenzioni. In inverno si può benissimo non innaffiarla: la pioggia le è più che sufficiente. Inoltre non teme le gelate. Il substrato basico e fertile spinge ad uno sviluppo migliore. La posizione soleggiata è la più indicata.

La riproduzione per seme va iniziata a marzo in semenzaio, per poi mettere a dimora a maggio. All’inizio della primavera invece si può effettuare quella per divisione dei cespi.

Parti utilizzate

Si utilizza il rizoma che va raccolto tra aprile e maggio. Una volta raccolto va essiccato in luogo caldo e secco, non a diretto contatto con i raggi del sole, né nel forno. Va poi confezionato in contenitori ermetici e la sua conservazione non deve superare l’anno, poiché ha principi attivi che tendono a degradarsi e perdere la loro efficacia.

Tecniche di raccolta

La raccolta può avvenire con un erpice trainato dal trattore per i campi coltivati (cosa rara) oppure con una vanga o una piccozza per la raccolta dei rizomi selvatici.


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Proprietà e uso nella storia

Il suo nome di erba benedetta fa intuire quale possa essere stato l’uso che nei tempi oscuri si faceva di questa pianta. Era infatti usata per allontanare gli spiriti maligni e bestie velenose; era una sorta di talismano e non di rado era indossato come amuleto.

In uno scritto del tardo ‘400 si legge: “Dov'è la radice è in casa, Satana non può fare nulla e vola via da esso, perché è benedetto prima di tutte le altre erbe, e se un uomo porta la radice su di lui nessuna bestia velenosa può fargli del male”.

Principi attivi

Tra i principali costituenti troviamo una gran quantità di tannini, circa il 28%, responsabili dell’azione antidiarroica. Alcuni acidi organici come l’acido gallico, l’ellagico, il caffeico e il clorogenico.

Nonostante l’amarezza dei tannini, si trovano anche molti glucidi, come saccarosio, glucosio, fruttosio e il meno noto vicianosio.

Caratteristico l’eteroside geina, formata dall’unione dell’eugenolo (aglicone) con il vicianosio (glucide), che però viene idrolizzata in fase di essiccazione nei due suoi componenti.

È presente uno0,3% di olio essenziale con molto eugenolo.

Infine diversi monoterpeni ossigenati, come il cis-mirtenale, il trans-mirtenale e il trans-mirtanolo, completano la lista dei composti.


erba benedetta: Benefici ed avvertenze

Antidiarroica

Utilizzo esclusivo della medicina popolare, la proprietà antiadiarroica, astringente è espletata dalla grande concentrazione di tannini presenti nel rizoma. Sfruttato sia internamente contro le diarree croniche e gastroenteriti, che esternamente con i gargarismi per il cavo orogaringeo.

Antiacido – eupeptico – stomachico

Grazie all’amarezza infusa dai tannini, l’erba benedetta stimola l’appetito nei casi di anoressia o atonia gastrica. Inoltre aiuta lo stomaco ad una migliore digestione e a regolare il rilascio dell’acido gastrico nei casi di gastrite.

Antiacneica

L'infuso viene utilizzato anche in alcune affezioni della pelle. Quando viene usato come lavaggio, rimuove macchie, punti neri e brufoli dal viso.

Prodotti in commercio

In commercio si trovano i rizomi essiccati, sotto forma o di polvere o sminuzzata, per la preparazione di tisane, infusi e decotti.

Sono presenti anche delle tinture ed estratti secchi.

Controindicazioni

Non ci sono controindicazioni nelle entro dosi consigliate.

Avvertenze

A volte vengono mescolati rizomi di cariofillata acquatica (Geum rivale), anche se nella medicina popolare vengono impiegati in maniera analoga.


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