Drosera - Drosera rotundifolia

Caratteristiche della pianta

A volte nelle rivendite di piante ci è capitato di ammirare qualche esemplare di pianta insettivora identificata con la sola dicitura Drosera, senza invece sapere che quello è il genere a cui appartengono diverse specie di piante carnivore.

Esistono la Drosera ramentacea Burch., considerata la pianta madre, la Drosera longifoliae, di provenienza africana (Africa orientale e Madagascar); le specie europee come la D. rotundifolia L., D. intermedia Hayne e la D. anglica. Più altre specie poco conosciute sia dal punto di vista del giardinaggio che di quello fitoterapico.

Sono accomunate dal fatto di possedere dei peli ghiandolari sulle foglie con una lucentezza e un aspetto tipico della rugiada mattutina. Per questa caratteristica gli è stato attribuito il nome di Drosera (dal greco drosos, rugiada).

Nella nostra scheda prenderemo in considerazione la D. rotundifolia L. in quanto specie europea e quella con il più alto contenuto di principi attivi.

Conosciuta anche con i nomi di rosolia, rugiada del sole e rorella, è una pianta erbacea perenne, che non si eleva più di 25 cm. dal terreno, con il solo scapo floreale, che è semplice, anche se in alcuni casi può essere ramoso e decisamente più lungo delle foglie. Su di questo si sviluppa un grappolo terminale di piccoli fiori bianchi, ermafroditi e formati da 5 petali regolari.

Le foglie sono la vera attrazione, nel vero senso della parola, di questa magnifica pianta. Sono poggiate a terra e disposte circolarmente attorno alla pianta, a cui sono collegate con un lungo e sottile picciolo. La disposizione sembra quella della giostra con i dischi volanti che si trova nei luna park.

La forma delle foglie è rotonda, ristretta nettamente solo all’inserzione del picciolo. La pagina superiore è ricoperta di peli ghiandolari, con lo stelo rigido e dal colore rosso, che portano sulla sommità una ghiandola che secerne una limpida sostanza dolce, vischiosa e urticante. Una volta attratto il malcapitato insetto, questo rimane bloccato dalla sostanza appiccicosa, mentre la foglia si richiude su se stessa per iniziare la digestione della preda.

Il frutto è una cassula formata da tre valve, deiscente a maturità. Al suo interno si trovano un gran numero di semi fusiformi e carnosi.

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Coltivazione e origine

Purtroppo in Europa questa pianta, e gli altri tipi di Drosera, sono pressoché scomparsi allo stato spontaneo, tanto che in molti Stati è stato introdotto il divieto di raccolta. In Germania, dove è molto diffusa la mentalità di curarsi con le piante, è stato addirittura permesso di sostituire la D. rotundifolia con la D. ramentacea (sotto la denominazione di herba droserae longifolie, per le sue foglie ovali) oppure con alcune provenienti dall’Australia e dall’Asia, come la D. peltata, per cercare di preservare le specie europee.

Il tipo di terreno che predilige è quello siliceo e torboso, dove vi sia anche un ristagno di acqua, tanto che gli acquitrini e le palude sono i suoi luoghi prediletti per vegetare in natura.

La coltivazione di questo genere di piante non è facile e spesso si va incontro a degli insuccessi.

Durante il periodo di sviluppo, che inizia ad aprile circa con la germinazione, con i primi caldi primaverili, la Drosera rotundifolia abbisogna di molta luce, ma non del classico caldo del sud. Per evitare questo le si può disporre un ambiente parzialmente ombreggiato, il più fresco possibile e con dello sfagno (muschio che apporta molta acqua e umidità) nel substrato oppure della torba originata dalla decomposizione di questo muschio.

Con l’arrivo dell’inverno, la pianta si prepara ad entrare in riposo vegetativo, una dormienza invernale, e noi dovremo assicurargli una temperatura ambientale molto bassa, attorno allo 0° per almeno cinque mesi, fino all’approssimarsi della primavera.

Parti utilizzate

Si utilizza la pianta intera, che viene raccolta prima e durante la fioritura. Quindi nei mesi che vanno da maggio a settembre.

Tecniche di raccolta

Non essendoci coltivazioni estensive, non è stata nemmeno messa a punto una tecnica di raccolta meccanizzata e la scarsa attenzione per la sua esistenza ha fatto si che venisse raccolta senza alcuna precauzione, sradicando tutte le piante che si potevano trovare.


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Proprietà e uso nella storia

Nel passato la drosera è stata molto ricercata sia per le sue azioni benefiche che per la bellezza e particolarità di pianta in se.

Nel periodo della caccia alle streghe, si diceva che la drosera fosse utilizzata dalle streghe stesse per lanciare i propri malefici e sortilegi.

In passato era usata da contadini per l’eliminazione di calli e verruche.

A volte il succo veniva bevuto prima di un rapporto con l’altro sesso, poiché si credeva fosse un ottimo afrodisiaco.

Principi attivi

In tutte le specie di Drosera si trovano principi attivi costituiti da derivati dal 1,4-naftachinone, chiamato anche droserone e che è anche colorante di rosso, solamente che, come detto in precedenza, la rotundifolia ha un quantitativo maggiore, almeno il doppio.

Tra i principali composti chinoci, che possono o meno essere glucosilati, troviamo il ramentaceone, la plumbagina (che agisce a livello del sistema respiratorio ed è battericida), il ramentone e il biramentaceone.

Tra gli altri componenti sono stati isolati vari acidi organici (malico, citrico, formico, ascorbico e butirrico), flavonoidi e tannini, enzimi proteolitici e un acido inorganico, il cianidrico.

Numerosi anche gli elementi riconosciuti: fosforo, ferro, alluminio, zolfo, calcio, manganese, silicio e magnesio.


Drosera: Benefici e avvertenze

Broncosedativa - becchica

La potente azione della plumbagina è sfruttata come sedativo della tosse e l’azione battericida di questa molecola ha fatto sì che la drosera sia stata sfruttata con successo contro la pertosse.

Spasmolitica

Il complesso totale dei naftochinoni opera a livello della muscolatura liscia della mucosa dell’apparato respiratorio con una azione rilassante, spasmolitica, che contrasta gli spasmi da bronchiti e asma

Galattofuga

Anche se il più delle volte si ricercano piante che facciano aumentare la quantità di latte materno, in alcuni casi è necessario il contrario, come quando si ha produzione di latte pur non essendo in allattamento (Galattorrea). Ecco che in soccorso può venirci incontro la drosera, con il suo potere galattofugo, poco conosciuto.

Prodotti in commercio

Se si considera il quantitativo di principio attivo contenuto nelle singole piante, sarebbe opportuno evitare i prodotti di sola D. rotundifolia.

In commercio ci sono preparazioni per infusi, che devono contenere 3gr. di droga e con un riposo di 30 minuti; tinture alcoliche, di cui si possono prendere al massimo 5 grammi; estratti fluidi, 1-3 gocce e sciroppi.

Controindicazioni

Nessuna interazione farmacologica nota.

Avvertenze

È bene non somministrarla ai bambini se non sotto forma di sciroppo diluito o estratto fluido.



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