Cartamo - Carthamus tinctorius

Caratteristiche della pianta

Il nome Carthamus tinctorius L., fu dato a questa specie da Linneo in riferimento al suo antico utilizzo come colorante.

È chiamato anche cartamo, cardo capraio, cardone o zafferanone.

È un’erba annuale, della famiglia delle Asteracee, che raggiunge anche 1,5 metri di altezza.

La radice è fittonante, fusiforme, con numerosi radichette laterali filiformi.

Le foglie sono alterne e sessili, e avvolgono quasi completamente il caule. Quelle superiori presentano delle spine, assenti invece in quelle inferiori.

I fiori, tutti tubulosi gialli - arancio, sono riuniti in capolini solitari a corolla gamopetala. La loro fioritura varia tra agosto e settembre. Grazie alla loro colorazione, e alla capacità colorante, sono usati per ravvivare i colori dei cibi e come sofistificante per lo zafferano.

Il frutto è un achenio, lucido e ovoidale.

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Coltivazione e origine

La sua origine è sconosciuta, ma ha un’ampia diffusione che va dalla pianura alla collina, correndo per tutta l’Europa e in Asia, per lo più in India e Cina. In Africa è coltivato nelle zone mediterranee.

Molto comune anche negli Stati Uniti Occidentali e in Cile.

Allo stato spontaneo si può trovare in luoghi aridi e soleggiati, ruderi, terreni sassosi, ma anche campi coltivati.

In coltivazione, per ottenere una maggiore resa, è preferibile sfruttare i terreni argillosi, con buona struttura, ma che siano esenti da ristagni idrici. Il pH deve essere neutro o al massimo poco alcalino.

Come concimazione abbisogna di molto potassio e azoto a copertura, mentre sono bassi i fabbisogni di fosforo.

L’alta salinità è tollerata, ma questa riduce notevolmente la quantità di olio nei semi. A paragone, il cartamo tollera la stessa salinità dell’orzo.

Di solito è seminato alla fine di aprile o all'inizio di maggio. Questa coltura ha difficoltà se piantata dopo maggio (solitamente scende la resa di olio). Le giovani piantine emergono in 8 a 15 giorni.

Nei campi coltivati a zafferanone non è improbabile che crescano delle erbacce. Queste si sviluppano più velocemente della nostra coltivazione, quindi sarà possibile falciarle, altresì è possibile utilizzare dei diserbanti adatti alla specie infestante.

Parti utilizzate

Le parti utilizzate sono i fiori e i semi.

I fiori, che vengono raccolti in agosto-settembre, sono usati per estrarre un colorante, la cartamina, usata per colorare gli alimenti.

I semi, raccolti a settembre-ottobre, sono usati per estrarre un olio essenziale usato per lo più nell’industria farmaceutica.

Tecniche di raccolta

La raccolta viene effettuata con mietitrebbiatrici. Per evitare l'intasamento della macchina dai residui vegetali, la velocità di setacciamento deve essere maggiore di quella utilizzata per i grani piccoli. La velocità dell'aria per il soffiaggio, invece, dovrebbe essere sufficiente per rimuovere i soli semi vuoti, la paglia.


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Proprietà e uso nella storia

Pare che il Carthamus tinctorius venisse sfruttato dagli antichi Egizi per tingere le bende delle mummie.

L'azione colorante dei suoi fiori è stata sfruttata da sempre per la tintura degli abiti.

Principi attivi

Tra i suoi composti troviamo diverse sostanze amare, un olio essenziale volatile, resine, molti grassi, gomme, sali organici e pure la vitamina E.

L’olio essenziale è ricco di acidi insaturi, soprattutto linoleico 75% e oleico 10%. Quantità paragonabili al mais, alla soia, agli arachidi e addirittura all’olio di oliva, che ne farebbero un ottimo sostituto.


Cartamo: Benefici e avvertenze

Tinteggiatura

È principalmente utilizzato per la tintura della seta, dove si sfruttano le due colorazioni possibili, il giallo e il rosso, con quest’ultima più pregiata, che da la possibilità di creare varie sfumature di rosa e scarlatto.

Cosmetica

Mescolandolo con la polvere di talco, si sfrutta il suo colorante rosso per la formazione della nota sostanza chiamata “rouge”, molto sfruttata in campo cosmetico per la produzione di rossetti e fondo tinta.

Lassativo – diaforetico

I fiori sono la parte utilizzata per avere un’azione lassativa e diaforetica. Nell’uso domestico, questi fiori sono utilizzati per la cura dei bambini e dei neonati. In modo particolare per il morbillo e la febbre. Per l’azione diaforetica si usa l'infuso caldo di 14 grammi di fiori messi in mezzo litro di acqua molto calda (non bollente altrimenti si fa un decotto).

Come azione topica risulta utile nel trattamento delle dermatiti ed degli eczemi della pelle.

Calmante

A volte è anche stato utilizzato per il suo effetto calmante nei casi di isteria, come quello associato a clorosi.

Lenitivo

I semi polverizzati vengono trasformati in un impiastro e poi sono utilizzati per alleviare le irritazioni dei capezzoli, o del seno più in generale, durante e dopo l’allattamento.

Anti ittero

I fiori di questa pianta sono utili per regolare la quantità di bilirubina nel sangue e quindi limitare l'itterizia.

Alimentare

In campo alimentare viene spesso utilizzato come colorante naturale per ravvivare i colori degli alimenti, delle bibite e dei liquori.

Per l’alto contenuto di acidi insaturi e per la sua termostabilità sarebbe un ottimo olio da cucina per tutti i tipi di frittura, dalle patatine al frittura di pesce. Pur risultando uno tra i più sani, il suo utilizzo in questa maniera rimane improponibile perchè risulta avere un costo troppo elevato.

Industriale

Al pari dell’olio di colza, potrebbe sostituire il carburante per le auto, ma anche in questo caso non sarebbe economicamente vantaggioso. Sempre poi petrolieri e Governo permettendo…

Zootecnica

Ciò che rimane dopo l'estrazione dell’olio, è utilizzato come integratore proteico per il cibo degli animali: contiene circa il 24% di proteine e fibre.

I semi sono anche utilizzati per la produzione di mangimi per volatili.

Prodotti in commercio

Sono pochi i prodotti in commercio, ma si possono trovare polveri, spesso spacciate per zafferano.

In filtri per infusi, più che altro per dare colore alla bevanda.

Controindicazioni

Non sembra avere controindicazioni.

Avvertenze

Spesso utilizzato per sostituire o adulterare lo zafferano (Crocus sativa L.), poiché dona un ugual colore giallo, ma da solo risulta essere senza sapore.



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