Camaleone

Caratteristiche della pianta

La Carlina acaulis appartiene alla famiglia delle Asteracee ed è una pianta erbacea perenne, con grandi infiorescenze bianche, che si sviluppa solo a livello del suolo. Il suo aspetto simile al cardo gli è valso il nome di cardo argentato, ma viene anche chiamata camaleone, cardone, carlina bianca, cardo di San Pellegrino o ancora carciofo selvatico sia per la somiglianza al comune carciofo che per il sapore simile.

Il nome di carlina sembra essere associato a Carlo Magno, che durante una pestilenza che colpì i suoi uomini, sognò un angelo che con una freccia gli indicò la pianta da utilizzare per curare i suoi soldati. Più verosimilmente il nome deriva dalla sua somiglianza ad cardo, ma più piccolo di questo.

Mentre il nome specifico acaulis significata senza caule, stando ad indicare la caratteristica principale di questa erbacea.

È conosciuta più per la bellezza dei suoi capolini, che si usano nelle composizioni floreali, anche secchi in quanto rimangono intatti anche quando appassiscono. In alcune località è stata dichiarata specie protetta.

Per quanto riguarda il fusto, è presente una rizoma ingrossato, verticale e legnoso. La parte al di fuori del terreno, invece, è o assente o alta al massimo.

Le foglie sono pennatoripartie, riunite in una rosetta basale. Sono cosi profondamente incise che la lamina va a formare 6 o 8 segmenti il cui apice è spinoso, originato dalla nervatura centrale.

La consistenza delle foglie è coriacea e presentano una leggera peluria. Mentre le foglie inferiori sono picciolate, quelle superiori sono sessili, infine quelle vicino all’infiorescenza si trasformano in brattee.

L’infiorescenza con i tre tipi brattee che l’avvolge è comunemente scambiato per il fiore.

Le brattee più esterne sono di tipo fogliaceo; poi troviamo quelle dentato – spinose, di colore bruno; infine quelle più interne sono lineari e appuntite all'apice, con la base scura, mentre sulla parte superiore sono bianco – argentate. Queste hanno l’aspetto di una corona di fiori ligulati (ed ecco il perché dell’errata convinzione che sia il fiore). Le brattee tendono a chiudersi con il tempo cattivo e durante la notte, per poi riaprirsi al mattino e con il bel tempo.

I fiori veri e propri, che sono tubulosi, sono inseriti in delle cavità superficiali del ricettacolo.

La fioritura va da giugno a luglio.

I frutti sono degli acheni, con peli serici e un pappo pennato sulla loro sommità.

Carlina

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Coltivazione e origine

È una pianta originaria dell'Europa Centrale, esattamente delle regioni montane, come nei Pirenei o i Balcani. In Italia, ovviamente crescerà sulle Alpi e lungo gli Appennini.

Cresce bene fino all’altitudine di 2100 metri, senza problemi particolari di tipo di terreno, anche se predilige quelli calcarei – silicei. Infatti cresce sia nei luoghi rocciosi, che in quelle erbosi come i prati aridi o i pascoli magri, lungo i sentieri e ai margini dei boschi.

Le piante nate da seme, si trapiantano in aprile, in zone esposte al sole e come abbiamo detto preferibilmente su in terreno calcareo. Bisogna avere l’accortezza che il campo sia ben drenante in quanto i ristagni idrici o la troppa acqua rallenta e blocca il suo sviluppo.

Parti utilizzate

Le radici vengono raccolte ad agosto e settembre e, con esse, si preparano dei decotti, estratti fluidi o tintura.

tecniche di raccolta

La raccolta prevede l’estirpazione della pianta, per raccogliere le radici. È fondamentale fornirsi di spessi guanti per non venir punti in continuazione.


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Proprietà e uso nella storia

Si narra che i soldati di Carlo V siano stati curati dalla peste in Barbaria con l’uso di questa pianta, da cui il nome carlina, ma questo uso storico non si hanno le prove.

Poche le notizie sul suo utilizzo nel passato. Sappiamo che veniva coltivata dai monaci perché la ritenevano una pianta in grado di curare gli avvelenamenti.

I Sassoni la ritenevano magica: riusciva a scacciare le malattie.

Inoltre era utilizzata per trattare il dolore dentale, la scabbia, le vesciche e le piaghe (peraltro senza alcun successo)

Principi attivi

La radice è ricca di un polimero glucosidico molto dolce che però non causa gli stessi problemi che porta lo zucchero: è l’inulina.

Sempre dall’apparato radicale si estrae ben il 1,5% di olio essenziale. Sembrerebbe una percentuale irrisoria, ma basti pensare che le percentuali di estrazioni degli oli essenziali si aggirano attorno allo 0,5 – 0,8. Quando si arriva all’1% ci si considera fortunati.

Troviamo anche ossido di carlina, che le conferisce un’azione disinfettante, acido tannico, una gomma e tutta una serie di elementi quali potassio, calcio e magnesio.


Camaleone: Benefici e avvertenze

Stomachica

Essendo molto simile al cardo e al carciofo, anche la Carlina risulta essere una pianta stomachica, cioè che stimola la funzione digestiva. Particolarmente indicata nei casi di atonia gastrica e anoressia.

Coleretica

La carlina agevola la produzione di bile e il suo rilascio da parte della cistifellea nell’intestino per una più facile digestione dei grassi. Questa azione coleretica deriva dal fatto di essere “parente” di altre due asteracee ben più potenti, il carciofo e il cardo mariano.

Antibiotico – disinfettante

Ha anche un effetto antimicrobico, tanto che può essere usata come disinfettante per le piccole ferite della pelle o usato come collutorio per la cavità orale (può aiutare nella scomparsa delle afte).

Diuretico

Ha un potere depurativo che si esplica con un’azione diuretica, ripulendo allo stesso tempo sangue e tutto l’apparato urinario.

Culinario

Il ricettacolo viene consumato in insalata, come i carciofi.

Prodotti in commercio

Una pianta che difficilmente si trova in erboristeria in quanto per le medesime azione e benefici, esistono piante più efficaci, come il carciofo e il cardo mariano.

Si può comunque fare un infuso al 2,5-3% con un riposo di 30 minuti, o produrre una polvere da compresse o sospensione (come polvere non assumere più di 2 grammi).

Sempre dalla radice si ricava la tintura (25-30 gocce per 3 volte al giorno).

Controindicazioni

Il decotto della sua radice può avere effetti lassativi, a causa di sostanza irritanti la mucosa intestinale.

Avvertenze

A dosi elevate può provocare vomito e sintomi di intossicazione.



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