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Cresce in luoghi incolti o attorno ai ruderi, ma il terreno deve essere argilloso e ricco di azoto.
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Il nome di buon enrico, che è anche l'epiteto specifico del nome botanico, gli fu assegnato da Linneo per onorare Enrico III di Navarra, divenuto poi Enrico IV re di Francia, che era soprannominato il buon Enrico per il suo carattere buono che lo rendeva beneamato dalla sua gente, nonché mecenate dei botanici di quel tempo.
Le zone fredde di Eurasia, nord America e le fasce montane delle zone temperate, sono i climi che più si addicono al buon-enrico."impiego nella storia"Nei tempi passati si era soliti preparare dei cataplasmi per pulire e far rimarginare ferite e scottature. Usato anche per far aprire gli ascessi.Essendo commestibile, veniva raccolto e mangiato come insalata, anche in sostituzione degli spinaci dato il sapore simile.Principi attivi (descrizione dei componenti)Tra i costituenti del Buon Enrico troviamo delle betalaine, acido ossalico, saponine e mucillagini. Inoltre sono stati isolati acido tannico, diversi sali minerali, tra cui il più abbondante è il ferro, e la vitamina B1.Emolliente
Il beneficio maggiore derivante dalle foglie del buon-enrico è l’effetto emolliente che si ha sulla pelle. Oltre che contro le scottature, lo si può applicare anche per far regredire i foruncoli e gli ascessi.Lassativo L’effetto lassativo, invece, è dato dai soli semi. Ma è cosi tanto blando che è indicato per le leggere stipsi o per i bambini.AntianemicoLa ricchezza in ferro, fa si che sia una pianta adatta a contrastare le anemie.Antielmintico Anche se è un suo parente stretto ad avere questo effetto (Chenopodium ambrosioides, da cui si ricava “l’essenza di Chenopodio”), anche il farinello ha un certo effetto vermifugo, di certo però non cosi potente da poterlo sfruttare appieno, ma non tossico come l’altra pianta.Prodotti in commercioNon è molto utilizzata in erboristeria, in commercio è difficile trovarla, in quanto per le stesse applicazioni le si preferiscono altre piante. Le forme farmaceutiche in cui la si dovrebbe trovare sono sacchetti per infusi (devono essere al 5% con un tempo di riposo di 30 minuti), o polvere (2 grammi per 2-3 volte al giorno), in capsule o da mescolare all’acqua per fare una sospensione.E ovviamente anche preparati pronti per fare i decotti da applicare sulla pelle.Al contrario si trovano diverse ricette regionali nel quale è impiegata in cucina.ControindicazioniPer il suo contenuto di acido ossalico è sconsigliato il consumo a chi è soggetto a calcoli renali o affetto da insufficienza renale o reumatismi.
Il nome botanico di quello che in gergo viene chiamato il Buon Enrico è Chenopodium Bonus-Henricus. E’ una pianta erbace
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