Balsamita

Caratteristiche e origine della pianta

Il suo nome botanico ufficiale è Tanacetum balsamita, ma la si può trovare anche come Chrysanthemum balsamita, o più comunemente come erba amara, erba buona, erba della Madonna, erba di San Pietro, erba Santa Maria, menta greca, erba della bibbia (perché nel medioevo era utilizzata come segnalibro nella bibbia). In inglese viene chiamata costmary.

È una pianta erbacea perenne, classificata nella Famiglia delle Composite, o Asteracee. Come tutte le composite, i fiori sono raggruppati in capolini, che a loro volta vanno a formare dei corimbi. I capolini presentano solamente fiori tubulosi interni, con un’ampia tonalità di giallo, ma per lo più pallido. I capolini possono presentare dei fiori ligulati esterni di color bianco, se la pianta cresce in pieno sole, visibilmente simili alle più famose margherite.

Le foglie sono alterne, leggermente coriacee e oblunghe a margine dentato o crenato. Di colorazione verde pallido, le superiori sono sessili, mentre quelle inferiori sono picciolate. Tutte presentano dei granuli contenti un olio essenziale che emana un delicato odore di menta.

Pianta originaria dell’Oriente, ora è considerata come naturalizzata in Europa. Infatti fu introdotta nel Vecchio Continente nell’antichità e da allora è diventata una pianta comune in moltissimi, se non tutti, i giardini, grazie al delizioso profumo di menta che emana. Oggi, però, non ha più la diffusione di un tempo; anzi la si può trovare solo nei giardini botanici o nei “giardini di un tempo”, ovvero quei giardini che vengono realizzati come quelli delle epoche passate.

Si è ben adattata anche al clima degli Stati Uniti, in modo particolare degli stati orientali, dove non è difficile trovarla spontanea lungo le strade di campagna.

Un cespuglio di Balsamita

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Coltivazione e raccolta

Pianta fiorita di BalsamitaLa coltivazione non è difficile, dimostrazione del fatto che cresce anche allo stato agreste, tra i pendii rocciosi o nei terreni incolti. È preferibile porla in sole pieno, se si vuole vivacizzare le aiuole o i giardini, dato che in questa maniera sviluppa capolini completi (ricordano i “fiori” della margherita). Mentre è consigliabile le zone poco assolate per sviluppare maggiormente le parti verdi.

Il terreno ideale è ricco, asciutto e quindi ben drenato. Ciò per evitare che le radici striscianti marciscano. Dal taglio delle radici stesse, effettuato in primavera o autunno, si può dar origine a nuove piantine.

Le parti utilizzate sono le foglie, che vengono raccolte tra luglio e agosto. Queste possono essere utilizzate in modo diretto, sia secche che fresche. Oppure possono essere distillate in corrente di vapore per l’estrazione dell’olio essenziale.

La raccolta prevede il taglio delle singole foglie, ma a volte per far più rapidamente, vengono inclusi anche gli steli. Il periodo di raccolta è prima della fioritura.


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Proprietà e uso nella storia

Il suo odore di menta, ha fatto si che fosse usato come surrogato della menta piperita, sia in ambito culinario che in quello casalingo, come quando veniva associata alla lavanda per la creazione di pour pourri da porre tra le lenzuola come profumante.

Per un certo periodo è stata usata come aromatizzante per la birra, per poi essere abbandonata per un ritorno alla birra “tradizionale”.

Il decotto o l’infuso delle sue foglie fu usato contro la diarrea e contro i mal di stomaco.

Usato come “antidolorifico” strofinandola sopra le punture di api o mosche cavalline.

Le proprietà di questa pianta possono essere attribuite alla alta concentrazione di terpeni, in modo particolare di monoterpeni e sesquiterpeni, tutti ossigenati.

Ma i benefici principali derivano dalla presenza dell’olio essenziale e dai suoi costituenti, molti dei quali già conosciuti perchè riscontrati in altre piante, come ad esempio il carvone, il tujone, il limonene. Altri invece isolati per la prima volta nella Chrysanthemum balsamita, come il gamma-gurjunene, il farnesolo, alpha-cedrene.


Benefici

Ai benefici già conosciuti in tempi passati, se ne sono affiancati altri recenti, scoperti grazie alle moderne tecnologie.

Epatoprotettore

L’estratto di Chrysanthemum balsamita contrasta gli effetti dannosi dell’etanolo e mantiene nei normali limiti i parametri dei metaboliti prodotti dal fegato.

Insetticida

L’olio essenziale di C. balsamita contiene alcune sostanze insetticide, ma la sua efficacia è meno energica di quella di un’altra specie dello stesse genere, il C. cinerarifolium o piretro.

Effetto diuretico

Ha la leggera capacità di indurre la diuresi.

Effetto antispasmodico

Il sapore amaro delle foglie dona alla pianta la proprietà di rilassare la muscolatura e quindi essere usato contro i crampi e alleviare i dolori di stomaco.

Mucolitico

L’infuso di foglie ha il potere di alleviare le sofferenza da tosse e raffreddori in quanto riesce a rendere più fluida l’eventuale presenza di catarro.

Cicatrizzante

L’unguento ottenuto da una bollitura delle foglie con olio di oliva, e con l’aggiunta di trementina, cera e resina, può essere applicato sulle ferite e le ulcere come cicatrizzante-antisettico.


Balsamita: Prodotti in commercio e avvertenze

Le foglie non sono comunemente commerciate, anche se in alcuni posti si trovano perché usate in cucina (nella zona di Mantova viene utilizzata per la preparazione dei tortelli amari).

In alcune erboristerie fornite si possono comunque trovare delle foglie per la preparazione di infusi; la preparazione migliore prevede un infusione di 18 minuti con il 3% di droga.

A volte si possono anche trovare boccette di l’olio essenziale, ma di più facile reperibilità sono l’estratto fluido (3 – 4 g. al dì) e la tintura (da 1 a 3 g. al dì).

Controindicazioni

Non sono state riscontrate controindicazioni se non delle intolleranze verso la pianta.

Avvertenze

Non ci sono alcune avvertenze ma è sempre bene rivolgersi al medico curante o erborista prima di assumere qualsivoglia preparato fitoterapico/erboristico per conto proprio.



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