Anice verde - Pimpinella anisum

Caratteristiche della pianta

La Pimpinella anisum L. è meglio conosciuto come anice verde, il comune anice che si usa in cucina. Comunemente usato per insaporire affettati e per la creazione di miscele aromatiche per speziare le carni, l’anice è ben noto anche per le sue proprietà digestive ed eupeptiche, che stimolano l’appetito.

Non ha particolari nomi volgari; ritorna spesso il nome di anice, nelle forme dialettali: annes, aniss, anexi, ansein, anese. Termini che esulano da questa radici sono zammu, matafalica e cimino duci.

Anche nelle principali lingue straniere europee si utilizza un solo ed unico termine: anis.

L’anice è una pianta erbacea che fa parte della Famiglia delle Umbrellifere. È annuale, glabra con una altezza di circa 50-60 centimetri.

La radice si presenta fittonante, ovvero perpendicolare al terreno, fisiforme e di colore biancastro.

Il fusto è eretto e cilindrico; appare striato e pubescente. Porta diverse ramificazioni che per la maggior parte sono site nella parte alta.

Le foglie crescono alterne e presentano un picciolo allargato alla base. Quelle basali sono a forma di cuore – rotondeggianti; il margine è inciso dentato. Mentre quelle superiori sono pennato composte, con i lobi dentati nella parte mediana e trifidi.

I piccoli e delicati sono composti da 5 petali bianchi, ovali e smarginati. Ovviamente disposti in ombrelle terminali, tipica infiorescenza di questa omonima Famiglia.

Il frutto è un doppio achenio che presenta numerose sacche oleifere e dei peli protettori sulla superficie dorsale. Ben conosciuti per il loro sapore dolciastro, colore verdognolo e intenso odore aromatico.

All’interno del frutto si trovano due semi convessi e con un dorso curvo.

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Coltivazione e origine

È una pianta di origine africana, tant’è che in tutto il Medio Oriente, e in Egitto in modo particolare, è facilmente trovabile allo stato spontaneo.

Ora è pressoché diffusa in tutta l’Europa meridionale, dove difficilmente si trova allo stato spontaneo e se ciò accade è perché quasi certamente è “scappata” da qualche coltivazione.

Esistono anche grandi coltivazione nell’Europa dell’est, Russia e Bulgaria in particolare.

La coltivazione sebbene richieda una certa cura non risulta essere troppo difficile. I migliori risultati si hanno con la semina diretta in campo, mentre i trapianti delle piantine non sempre vanno a buon fine.

Il periodo migliore per la semina è aprile-maggio, dopo la fine delle gelate invernali.

Il terreno, ideale se calcareo ed organico, con pH tra 6 e 7, deve essere finemente lavorato in quando il seme è delicato; quindi non bisogna nemmeno interrarlo eccessivamente. Una volta che la piantina spunterà, ci vorrà poco tempo perché cresca. Bisogna innaffiarle abbondantemente, senza ristagni, fintanto che la pianta non fiorirà.

Un’esposizione al riparo dai venti, ma soleggiata è preferibile per far sviluppare un ottimo aroma.

Per evitare che soffochino, è consigliabile passare tra le file estirpando le infestanti.

Parti utilizzate

Si utilizzano i frutti, ricchi di olio essenziale, che però erroneamente vengono chiamati semi.

tecniche di raccolta

Essendo i frutti molto piccoli e a maturazione a scalare, la raccolta si baserà sul grado di maturazione dell’ombrello principale e quindi sul prelievo dell’intera pianta.

I frutti dell’infiorescenza principale devono essere grigio-verdi, con le piante non completamente secche. Questo avviene grosso modo a cavallo tra agosto e settembre.

La raccolta delle piante può avvenire in modo meccanico con una mietitrebbia oppure a mano con un falcetto. Una volta terminato, le si mettono ad essiccare e quindi vengono passate in una trebbiatrice per separare i frutti dal resto della pianta.


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Proprietà e uso nella storia

Plinio la consigliava contro le punture degli scorpioni.

Savonarola aveva notato che aggiungendolo al vino, aumentava la produzione di latte, agevolare le mestruazioni e far aumentare la diuresi.

Nell’800 Campana scoprì che era un’ottima cura per far sparire le flatulenze e aiutare lo stomaco nella digestione.

descrizione dei principi attivi

Il componente attivo della droga dell’anice, sebbene rappresenti solamente il 3%, è l’olio essenziale contenuto nelle sacche oleifere. Questo a sua volta è un concentrato di anetolo, che arriva a conquistare ben 80 - 90% di tutto l’olio essenziale. A completare la miscela, ci sono estrapolo, terpeni, aldeidi e chetoni , entrembi derivati dall’anetolo.

A completare il fitocomplesso dell’anice, ci sono zuccheri, mucillagini, acido stearico e clorofilla.


Anice verde: Benefici e avvertenze

Stomachico digestivo

La più conosciuta, nonché basilare, azione che l’anice svolge sul nostro organismo è quella di attivare lo stomaco. E lo fa in due maniere. Una è quella di stimolare un leggero senso di appetito, l’altra, se viene assunto in dosi maggiori, è quella di agevolare la digestione.

Carminativo

I frutti dell’anice hanno la straordinaria capacità di ridurre la presenza di gas nell’intestino, e quindi evitare le flatulenze dovute al meteorismo.

Spasmolitico

La presenza di anitolo agisce a livello muscolare, allentando la tensione sulla muscolatura liscia. In questa maniera riesce a intervenire limitando, a volte anche facendo passare, i dolori alla pancia, che vengono chiamate genericamente coliche.

Galattoforo

Insieme a fieno greco e finocchio formano un ottima miscela naturale da infuso per aumentare la produzione di latte nelle puerpere che ne difettano.

Aromatico

Il potente sapore che si ottiene dai frutti polverizzati o dal distillato è spesso e volentieri usato dall’industria, sia dolciaria sia farmaceutica, per mascherare o alterare il sapore di preparazioni che altrimenti risulterebbero non ben bilanciate o addirittura amare come gli infusi di frangula o senna.

Liquoristica

Nel campo dei liquori, l’anice da vita a molti preparati, basati sul suo aroma o anche esclusivamente formulati sulla di esso. Ad esempio in Italia viene usato per il Sambuca, in Francia per l’Anisette e il Pastis, Raki in Turchia, Arak in Siria e Libano, Ouzo e Mastik in Grecia.

Prodotti in commercio

Indistintamente nel commercio alimentare che in quello erboristico sono presenti i frutti essiccati.

In erboristeria viene proposto l’anice sia come singolo componente, mono droga, ma più spesso in associazione con altre erbe. In questo caso può essere la droga principale dalla quale si vuole trarre il beneficio, come ad esempio digestivo o galattoforo, oppure come complementare, che aiuti in qualche modo l’effetto che si vuole dalla miscela, ma che non è proprio dell’anice. Infine anche come droga ausiliaria o di abbellimento, che serve per modificare l’aroma della tisana.

Controindicazioni

Nessuna in particolare.

Avvertenze

Non esagerare nel consumo per evitare probabili intossicazioni da anetolo, data la sua grande concentrazione.


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