Apparato circolatorio

Diabete

Il diabete colpisce il pancreas e in modo più preciso le cellule delle isole di Langherhans, il cui compito è quello di secernere l’insulina.

di Redazione

01 febbraio 2013

Cosa è il diabete

Il diabete è una delle più temibili e subdole malattie, ma è anche una delle più sottovalutate da chi non è affetto. Quando una persona scopre di avere il diabete il più delle volte ha un contraccolpo non indifferente, come è normale che sia; ma dopo aver realizzato la sua nuova situazione ed essersi informato adeguatamente si scopre che l’essere diabetici non limita affatto la propria esistenza, anche se bisogna far attenzione a cosa si mangia, in modo particolare alla quantità di zuccheri che si assumono. Questa malattia colpisce il pancreas e in modo più preciso le cellule delle isole di Langherhans, il cui compito è quello di secernere l’insulina, ormone indispensabile affinché il glucosio presente nel sangue venga assorbito dalle singole cellule dell’organismo e quindi utilizzato come carburante per la produzione di energia. Se l’insulina non viene prodotta in quantità adeguata o non è prodotta per niente, il glucosio non ha alcuna possibilità di penetrare all’interno delle cellule, di conseguenza rimarrà nel sangue determinando una iperglicemia. Proprio calcolando i livelli di glicemia, con una semplice punturina sul dito e un parecchio atto alla lettura, il glucometro, si può inizialmente capire se si è o meno predisposti al diabete o se lo si ha. I medici, infatti, ritengono che una glicemia uguali o superiori a 126 mg/dl sono indice di un probabile diabete, mentre se questi sono 200mg/dl, o superiore in qualunque momento della giornata o due ore dopo un carico di glucosio, allora si ha la quasi certezza di essere affetti da diabete.

Diabete tipo I

Con la parola diabete solitamente ci si riferisce al diabete mellito, sia di tipo I o insulino dipendente che di tipo II o non-insulino dipendente. Esiste però un altro tipo di diabete, quello gestazionale, che come dice la parola stessa, colpisce le donne in stato di gravidanza. Infine esiste un “falso diabete”, quello detto diabete insipido, che però non ha nulla a che vedere con il diabete vero e proprio, essendo una rara malattia neurofrenica, che colpisce a livello renale, dove l’ormone antidiuretico non riesce ad indurre il riassorbimento dell’acqua e quindi determina una importante produzione di urina (dai comuni 2-3 litri ai 20) e un conseguente pericolo di disidratazione. Il diabete di tipo I compare già in giovane età e quasi sempre si manifesta prima dei 30 anni. È quello per così dire, più limitante in quanto il malato è costretto a sottoporsi a regolari iniezioni di insulina ogni qualvolta si appresta a mangiare, o tutti gli zuccheri assunti permarranno nel sangue. Questa puntura va effettuata nella “ciccia” ovvero nello strato sottocutaneo, prima del muscolo. Il posto ideale è attorno all’ombelico, e data la zona, non è propriamente un’operazione che favorisce la socializzazione. O meglio, c’è la tendenza dei diabetici a nascondere la cosa e da chi non lo è a demonizzarla un po’: ma non è niente di “scandaloso”, è come dover prendere una pastiglia. Solo che in questo caso l’effetto psicologico, purtroppo, è più opprimente.

diabete tipo II

Il diabete di tipo II, quello non insulino dipendente, invece si manifesta per lo più nell’età avanzata e per questo detto anche diabete senile. In questo caso la quantità di insulina prodotta è ridotta per via di varie cause come obesità, ipertensione, dislipidemia o malattie cardiovascolari. Tenere sotto controllo il diabete di tipo 2 è teoricamente facile in quanto spesso bastano una dieta appropriata e del l’esercizio fisico. Il difficile è metterli in pratica. Quando non dovessero bastare allora si interviene con farmaci orali, a volte anche con l’iniezione di insulina. Il terzo tipo è quello che colpisce del donne in gravidanza, e per questo detto gestazionale. Compare durante il terzo trimestre ed ha caratteristiche simili al tipo II. Questo diabete solitamente scopare dopo il parto, poiché è la placenta che secerne delle sostanze che contrastano l’effetto dell’insulina; per contrastare questa azione, l’organismo solitamente ne produce di più, ma quando non ne è in grado, ecco che compare il diabete gestazionale. Il rischio di questa manifestazione è tutta a carico del feto che potrebbe non avere un corretto sviluppo.

Le complicazioni

Anche se tenuto strettamente sotto controllo, il diabetico non è immune da eventuali complicazioni date dalla malattia. I problemi derivanti sono di tipo cronico, più diffusi nel diabete di tipo II, e di tipo acuto, tipiche del diabete del tipo I. Le complicanze croniche sono per lo più a carico degli occhi, dei reni, del sistema nervoso e di quello cardiovascolare. Si manifestano con disturbi oculari, il cui più frequente è la retinopatia; a carico dei reni si riscontra una nefropatia a livello di filtraggio, non più adeguato. Inoltre il malato di diabete soffre spesso di intorpidimento e formicolio agli arti, associati ai dolori quasi persistenti ai polpacci, come se fossero crampi. Le problematiche acute invece, si manifestano con la chetoacidosi, ovvero un eccesso di chetoni nel sangue che derivano dalla metabolizzazione dei lipidi. Infatti non avendo a disposizione gli zuccheri, l’organismo brucia i grassi per la produzione di energia, cosi come avviene durante gli sforzi prolunganti come nella maratona o lunghe tappe ciclistiche. Soltanto che in questi casi è fisiologico, mentre nel caso del diabete è patologico. L’accumulo dei chetoni, inoltre, è più evidente negli anziani poiché in loro l’assunzione di liquidi è minore rispetto ai giovani e l’urina è il mezzo attraverso cui vengono eliminate le tossine chetoniche. Generalmente si fa la distinzione tra complicanze acute e croniche tra i due tipi di diabete, solamente per la propensione a comparire in uno piuttosto che nell’altro, ma in realtà non sono cosi nette. Possono comparire indistintamente in entrambi i tipi di diabete.

Piante e diabete

Il diabete è una malattia seria e come tale deve essere trattata. Al giorno d’oggi cure fitoterapiche per trattare il diabete non ne esistono. Non c’è pianta, nostrana o esotica che sia, che possa intervenire in maniera incisiva sul diabete. Esistono però alcune piante che hanno una interessante capacità ipoclicemizzante, come la bistorta o il glucomannano, che un medico informato e responsabile potrebbe prescrivere a fianco delle tradizionali cure, soprattutto nel caso del diabete gestazionale, che è passeggero. Anche nella cipolla si è riscontrata la capacità di abbassare il livello ematico di glucosio, ma la sua azione però è decisamente blanda tanto da non dover essere posta sotto controllo. Interessanti ricerche si stanno effettuando sul mirtillo nero. Le foglie di questa pianta hanno alti contenuti di cromo, elemento fondamentale per il “fattore di tolleranza” del glucosio, che ricopre un ruolo primario nell’amplificare l’efficacia dell’insulina. Per ora però le ricerche non hanno ancora portato a delle conclusioni certe e accurate.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2?
    La differenza sostanziale risiede nella produzione di insulina e nell'età di insorgenza. Il diabete di tipo 1, spesso definito insulino-dipendente, si manifesta generalmente in giovane età (prima dei 30 anni) e comporta una carenza totale o quasi totale di insulina, rendendo necessarie iniezioni regolari per sopravvivere. Il diabete di tipo 2, invece, è più comune negli adulti e negli anziani (definito talvolta 'senile') e deriva da una produzione ridotta di insulina o da una resistenza ad essa, spesso correlata a fattori come obesità, ipertensione o dislipidemia. Nel tipo 2, il controllo può inizialmente avvenire tramite dieta ed esercizio fisico, intervenendo con farmaci solo se necessario.
  • Cosa distingue il diabete insipido dal diabete mellito?
    Nonostante il nome simile, il diabete insipido non ha nulla a che vedere con il metabolismo degli zuccheri o con l'insulina. È una condizione rara di natura neurofrenica che colpisce i reni, impedendo all'ormone antidiuretico di favorire il riassorbimento dell'acqua. Ciò provoca una produzione urinaria eccessiva, che può variare dai 2-3 litri fino a 20 litri al giorno, con un alto rischio di disidratazione. A differenza del diabete mellito, che causa iperglicemia, il diabete insipido riguarda esclusivamente l'equilibrio idrico dell'organismo e richiede un approccio terapeutico completamente diverso.
  • Esistono piante medicinali in grado di curare il diabete?
    Attualmente non esistono piante o rimedi fitoterapici in grado di curare il diabete o sostituire la terapia medica tradizionale. Tuttavia, alcune piante mostrano proprietà ipoglicemizzanti utili come coadiuvanti, purché utilizzate sotto stretto controllo medico. Ad esempio, la bistorta e il glucomannano possono aiutare a ridurre i livelli di glucosio, specialmente nel diabete gestazionale. Anche la cipolla ha dimostrato una lieve capacità di abbassare la glicemia, sebbene la sua azione sia blanda. Il mirtillo nero, ricco di cromo, è oggetto di studi per il suo potenziale ruolo nel migliorare l'efficacia dell'insulina, ma le conclusioni definitive non sono ancora state raggiunte.
  • Come si diagnostica il diabete misurando la glicemia?
    La diagnosi preliminare si basa sulla misurazione della glicemia mediante un glucometro. Un valore di glicemia uguale o superiore a 126 mg/dl indica una probabile presenza di diabete. Se il valore supera i 200 mg/dl, sia in qualsiasi momento della giornata che due ore dopo un carico di glucosio, si ha quasi la certezza della patologia. Questi valori sono fondamentali per identificare sia la predisposizione alla malattia che la sua conferma clinica, permettendo di intervenire tempestivamente con modifiche allo stile di vita o terapie farmacologiche per evitare complicazioni future.
  • Quali sono le principali complicanze croniche e acute del diabete?
    Le complicanze croniche, più diffuse nel diabete di tipo 2, colpiscono organi specifici: gli occhi (retinopatia), i reni (nefropatia con filtraggio inadeguato), il sistema nervoso (formicolii e dolori agli arti) e il sistema cardiovascolare. Le complicanze acute, tipiche del tipo 1 ma possibili in entrambi, includono la chetoacidosi. Questa si verifica quando, mancando il glucosio utilizzabile, l'organismo brucia i grassi producendo chetoni tossici che si accumulano nel sangue. Tale accumulo è particolarmente pericoloso negli anziani, che tendono a bere meno acqua, rallentando l'eliminazione delle tossine chetoniche attraverso le urine.

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