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Oleolito di iperico: come si conserva e si usa in autunno

Aggiornato il 02 ottobre 20264 capitoli
Cosa resta nell'oleolito di iperico qualche mese dopo la macerazione

Cosa resta nell'oleolito di iperico qualche mese dopo la macerazione

Se hai messo i fiori a macerare intorno al solstizio e hai filtrato a fine estate, l'oleolito di iperico che ritrovi in dispensa a ottobre ha già alle spalle qualche mese di riposo. Il colore rosso rubino che vedi è dato dall'ipericina, il pigmento contenuto nelle ghiandole scure dei petali, ed è un buon segno, perché indica che l'estrazione è andata a buon fine. L'altro principio attivo importante, l'iperforina, è invece una molecola fragile che si degrada con la luce, l'aria e il calore, quindi una parte del suo contributo si perde con il passare delle settimane. Per questo il modo in cui hai conservato l'olio da luglio a oggi conta quanto la ricetta. Prima di cominciare a usarlo, controlla tre cose: il colore deve restare rosso intenso e limpido, l'odore deve ricordare l'olio di base con una nota erbacea e sul fondo non deve esserci uno strato acquoso o torbido. Un odore pungente, simile a vernice o a noci vecchie, indica che l'olio è irrancidito e a quel punto conviene non usarlo sulla pelle. Se hai scelto l'olio extravergine di oliva come base, hai dalla tua una buona resistenza all'ossidazione; con il girasole o con la mandorla dolce il controllo va fatto con più attenzione, perché irrancidiscono prima.

Come conservare l'oleolito di iperico quando si accende il riscaldamento

Superato il controllo, l'autunno porta un rischio che in estate non c'era: il calore dei termosifoni. Un pensile della cucina sopra il piano cottura o una mensola accanto a un calorifero fanno sbalzare la temperatura ogni giorno e accelerano l'ossidazione, perciò scegli un ripiano fresco e buio, come una dispensa interna o un mobile lontano dalle fonti di calore. Il frigorifero non serve: l'olio di oliva vi si addensa e si intorbidisce senza un vantaggio reale sulla durata. Travasa l'oleolito di iperico in bottiglie di vetro scuro, meglio se piccole e riempite fino al collo, così l'aria a contatto con l'olio resta poca. Tieni la scorta grande chiusa e apri solo un flacone da cui prelevare con un contagocce o una pompetta, senza immergere le dita. Se il macerato era stato fatto con fiori freschi, controlla il fondo della bottiglia: i fiori rilasciano un po' di acqua di vegetazione che si deposita e favorisce muffe e fermentazioni, quindi lascia quel residuo sul fondo quando travasi. Scrivi sull'etichetta la data di preparazione, perché un oleolito ben conservato dura circa un anno, cioè fino alla raccolta successiva, e la data ti evita di confondere le annate.

Gli usi dell'oleolito di iperico sulla pelle secca dei mesi freddi

Con il freddo e l'aria secca degli ambienti riscaldati la pelle perde acqua più in fretta e compaiono screpolature su mani, labbra, gomiti e talloni. L'oleolito di iperico, grazie all'azione lenitiva e riparatrice che la tradizione erboristica gli riconosce, trova in questi mesi il suo impiego più comodo: poche gocce scaldate tra i palmi e massaggiate sulla pelle pulita e asciutta, la sera, finché l'olio non viene assorbito. Sulle mani screpolate dal vento o dai lavaggi frequenti puoi applicarlo prima di dormire e, se vuoi, indossare guanti leggeri di cotone per prolungare il contatto. L'uso serale ha un secondo vantaggio: l'ipericina è fotosensibilizzante e la pelle trattata non deve essere esposta al sole nelle ore successive, cosa più facile da rispettare in autunno. Nella tradizione popolare l'olio rosso serve anche per i massaggi sulle zone indolenzite dopo una giornata di lavoro o per le piccole irritazioni da freddo, come il rossore sulle guance o sul naso; in questi casi applicane un velo e osserva la risposta della pelle il giorno dopo. Tieni presente che il colore rosso può macchiare tessuti e federe, quindi lascia assorbire bene l'olio prima di coricarti.

Fotosensibilità, pelle lesa e farmaci: le cautele che restano anche in autunno

Il sole d'autunno è più debole, ma l'avvertenza principale non decade: non applicare l'oleolito di iperico sulle parti del corpo che poi esporrai alla luce diretta, soprattutto se vai in montagna, dove la radiazione è più intensa, o se usi lampade abbronzanti. Il rischio sono macchie e arrossamenti simili a una scottatura, più probabili su pelle chiara. Per lo stesso motivo fai una prova su una piccola area dell'avambraccio interno e attendi un giorno prima di un uso esteso, anche se in estate avevi già usato l'olio senza problemi. Evita di stenderlo su ferite aperte, su pelle lesa o molto irritata e sulle ustioni serie senza aver prima sentito il medico o il farmacista: la macerazione casalinga non è sterile e un olio non è adatto a una lesione che deve asciugarsi. L'oleolito è un prodotto per uso esterno e non va confuso con gli estratti di iperico da assumere per bocca, che hanno interazioni note con molti farmaci; se però segui una terapia, sei in gravidanza o vuoi usarlo su un bambino, chiedi comunque un parere prima di cominciare. Se un arrossamento non migliora in pochi giorni o peggiora, sospendi l'uso e rivolgiti al medico.

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