Perché la tisana alla liquirizia torna in tazza con il primo freddo
Quando arrivano le prime giornate fredde la tisana alla liquirizia torna a essere una delle richieste più frequenti al banco dell'erboristeria, e il motivo sta tutto nella radice di Glycyrrhiza glabra. Contiene glicirrizina, una saponina triterpenica dal sapore dolcissimo, accompagnata da flavonoidi e isoflavonoidi, da colina, betaina e da sostanze amare che danno alla bevanda il suo carattere. Se senti la gola secca o hai una tosse che fatica a sciogliersi, la tazza calda lavora su due fronti: il calore e il vapore ammorbidiscono le prime vie respiratorie, mentre alla radice la tradizione d'uso riconosce un'azione espettorante, antinfiammatoria e protettiva della mucosa gastrica. C'è anche un vantaggio pratico non secondario: è dolce di per sé, quindi non chiede zucchero, e questo la rende comoda la sera, quando vuoi qualcosa di caldo senza aggiungere dolcificanti. Tieni però presente che stiamo parlando di una pianta officinale attiva, non di un semplice aroma da dispensa. Le stesse sostanze che la rendono utile impongono misura nelle dosi e attenzione a chi la beve, come vedrai nell'ultimo paragrafo.
La radice giusta e il decotto: dosi, bollitura e tempi di infusione
Parti dalla materia prima corretta: la radice secca, che trovi in bastoncini da spezzare, tagliuzzata o in scaglie. Tecnicamente non prepari un infuso ma un decotto, perché una parte legnosa come la radice ha bisogno del contatto con l'acqua in ebollizione per cedere i suoi principi attivi, e questa è la differenza che spiega i tempi più lunghi rispetto a una tisana di fiori o foglie. Hai due strade, a seconda di quanto vuoi marcato il risultato. Per una tazza di tutti i giorni metti due o tre pezzi di radice in circa mezzo litro di acqua fredda, porta a ebollizione e lascia bollire dai dieci ai quindici minuti, poi filtra e lascia intiepidire. Per una preparazione più concentrata usa la radice tagliuzzata in un litro d'acqua, anche fino a una sessantina di grammi se la vuoi davvero intensa: porta a bollore, spegni subito e lascia in infusione a pentolino coperto fino a circa un'ora, quindi filtra. Se invece parti da un taglio tisana già pronto bastano un paio di minuti di bollitura e cinque o dieci minuti di riposo a fuoco spento. In tutti i casi copri il recipiente durante l'infusione, così trattieni le frazioni aromatiche più volatili.
Abbinamenti, miele e quante tazze al giorno berne
Il decotto di base si beve com'è, soprattutto se ami i sapori decisi, ma con il freddo vale la pena giocare sugli abbinamenti. Un cucchiaino di miele aggiunto quando la bevanda è già tiepida accentua l'effetto lenitivo sulla gola irritata, mentre la menta, abbinamento classico della tradizione francese, rende il gusto più fresco e asseconda l'azione espettorante quando il muco ristagna nei bronchi. Se preferisci restare sul registro caldo e speziato, aggiungi la radice di liquirizia a un taglio di erbe e spezie di tuo gradimento, ricordando che il suo sapore domina facilmente: parti da poca radice e aumenta solo dopo aver assaggiato. Sul quanto, l'indicazione erboristica tradizionale si aggira intorno alle due tazze al giorno, una al mattino dopo colazione e una nel pomeriggio o prima di andare a dormire. Restare dentro questa misura è la cosa più importante di tutta la preparazione, perché gli effetti indesiderati della liquirizia non dipendono tanto dalla singola tazza quanto dall'accumulo di settimane di consumo abbondante. Bevila quindi per periodi brevi, legati al disturbo del momento, e sospendila quando la gola è tornata a posto.
Chi deve evitarla: pressione, stomaco e terapie in corso
La glicirrizina è anche la ragione per cui questa tisana non va bene per tutti. Il suo effetto più documentato è l'innalzamento della pressione arteriosa accompagnato da ritenzione di liquidi, perciò se soffri di ipertensione o di una malattia cardiovascolare la radice di liquirizia è da evitare, in tisana come in caramelle e bastoncini. Attenzione anche se hai problemi renali o se noti facilmente gonfiore alle gambe. Sul fronte digestivo il quadro è più sfumato: alla liquirizia si attribuisce un'azione protettiva sulla mucosa gastrica, ma a chi convive con gastrite o ulcera gastrica l'uso viene comunque sconsigliato, quindi in presenza di questi disturbi parlane prima con il medico. Prudenza, per principio, anche in gravidanza e allattamento e con i bambini piccoli. Un capitolo a parte meritano le terapie in corso. Se prendi farmaci per la pressione, diuretici, cortisonici o medicinali per il cuore, chiedi al medico o al farmacista prima di inserire la tisana nella tua giornata: la valutazione dipende dal farmaco e dal dosaggio, e non è una cosa che si decide da sé. Infine impara a riconoscere i segnali di un consumo eccessivo, come mal di testa, caviglie gonfie, senso di debolezza o nausea: se compaiono, sospendi la liquirizia e fai riferimento al tuo medico, così resti dalla parte sicura e continui a usare la radice per quello che sa fare davvero.





