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Occhi secchi con il riscaldamento: impacchi di camomilla

Aggiornato il 25 ottobre 20264 capitoli
Perché con i termosifoni accesi gli occhi diventano secchi

Perché con i termosifoni accesi gli occhi diventano secchi

Quando il riscaldamento resta acceso per molte ore, l'aria della casa e dell'ufficio perde umidità e diventa più calda e più ferma. In queste condizioni il film lacrimale, cioè il sottile strato di liquido che protegge la superficie dell'occhio, evapora più in fretta di quanto le ghiandole riescano a reintegrarlo, e compaiono gli occhi secchi tipici della stagione fredda: bruciore, sensazione di sabbia sotto le palpebre, arrossamento, a volte una lacrimazione improvvisa che sembra contraddire il problema e invece ne è una reazione. Il fastidio si accentua se lavori davanti a uno schermo, perché concentrandoti sbatti le palpebre molto meno del normale e la lacrima si distribuisce male, oppure se il getto di una stufetta o di un condizionatore a pompa di calore ti arriva in faccia. Valuta anche la posizione della scrivania rispetto al termosifone: stare a lungo nella corrente d'aria calda che sale dal calorifero asciuga gli occhi quanto una giornata di vento. Riconoscere queste cause ti aiuta a capire quando un impacco può dare sollievo e quando invece conviene prima correggere l'ambiente.

Cosa fa davvero l'impacco di camomilla e cosa non può fare

L'impacco di camomilla è uno dei rimedi più tramandati per gli occhi stanchi, ma vale la pena capire da dove arriva il beneficio. La parte che aiuta di più è il calore umido appoggiato sulle palpebre chiuse: ammorbidisce le secrezioni delle piccole ghiandole del bordo palpebrale, le ghiandole di Meibomio, che producono la componente grassa della lacrima. Se queste ghiandole lavorano meglio, lo strato lipidico rallenta l'evaporazione e l'occhio resta umido più a lungo, proprio ciò che serve quando l'aria del riscaldamento lo asciuga. La camomilla, con il bisabololo e i flavonoidi, aggiunge un effetto lenitivo sulla pelle sottile e spesso arrossata del contorno occhi. Quello che l'impacco non può fare è idratare l'occhio: l'acqua dell'infuso evapora e non sostituisce la lacrima. Per questo gli oculisti sconsigliano di versare la camomilla dentro l'occhio o di usarla per sciacquarlo: un infuso casalingo non è sterile, e il polline e i frammenti di fiore in sospensione si comportano come corpi estranei, con bruciore o reazioni allergiche soprattutto in chi è sensibile alle piante della stessa famiglia, come ambrosia e artemisia. Usa quindi l'impacco solo sulla pelle, a occhi chiusi, come trattamento delle palpebre e non dell'occhio.

Come preparare e applicare l'impacco in modo sicuro

Parti da fiori di camomilla comune di buona qualità, i capolini interi che trovi in erboristeria, oppure da una bustina di infuso puro senza altri aromi. Versa acqua bollente su un cucchiaio raso di fiori per una tazza, copri e lascia in infusione circa dieci minuti, poi filtra con cura attraverso un colino a maglia fitta e, meglio ancora, una garza sterile piegata in più strati: questo passaggio toglie il polline e i residui che potrebbero irritare. Lascia intiepidire finché una goccia sul polso non risulta appena calda, perché la pelle delle palpebre è sottilissima e il calore eccessivo la arrossa invece di calmarla. Lavati le mani, imbevi una garza sterile e strizzala in modo che non goccioli, poi appoggiala sulle palpebre chiuse per cinque o dieci minuti, bagnandola di nuovo quando si raffredda. Preferisci la garza al cotone idrofilo, che lascia filamenti, e usa una compressa diversa per ogni occhio, così non trasferisci eventuali germi da una parte all'altra. L'infuso va preparato fresco a ogni applicazione e quello avanzato si butta, anche se è passata solo qualche ora. Puoi ripetere l'impacco una o due volte al giorno, per esempio la sera dopo una giornata al computer con i termosifoni al massimo, e sfruttare quei minuti per riposare anche la vista.

Quando evitarlo, cosa affiancare e quando sentire il farmacista

Rinuncia all'impacco di camomilla se sai di essere allergico alle Asteracee o se dopo le prime applicazioni compaiono prurito, gonfiore o piccole vescicole sulle palpebre: la pelle sta reagendo alla pianta e un impacco di sola acqua tiepida, con una garza sterile, dà lo stesso calore senza rischi. Togli sempre le lenti a contatto prima di iniziare e non applicarlo se noti secrezioni dense, dolore, fastidio alla luce o un calo della vista: non sono segni di occhi secchi da riscaldamento ma di qualcosa che va visto da un medico, e per pulire le secrezioni serve soluzione fisiologica sterile, mai un infuso. L'impacco dà il meglio se intanto riduci la causa. Abbassa di un grado il termostato, metti una vaschetta d'acqua sul calorifero o usa un umidificatore per riportare l'umidità relativa tra il 40 e il 60 per cento, arieggia la stanza qualche minuto al giorno e, davanti allo schermo, ricordati di sbattere le palpebre e di staccare lo sguardo ogni venti minuti circa. Bevi a sufficienza, perché anche la lacrima risente della disidratazione. Se il bruciore persiste nonostante tutto, chiedi al farmacista una lacrima artificiale senza conservanti, che è il modo più sicuro per restituire umidità all'occhio, e se il problema dura da settimane prenota una visita oculistica.

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