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Mani e piedi sempre freddi: cause e rimedi naturali tradizionali

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Perché con i primi freddi mani e piedi diventano gelati

Perché con i primi freddi mani e piedi diventano gelati

Avere mani e piedi sempre freddi è il disturbo che apre la stagione autunnale: basta la prima mattina sotto i dieci gradi perché le dita diventino pallide e quasi insensibili, mentre il resto del corpo sta benissimo. Il meccanismo è una normale termoregolazione: quando l'aria si raffredda l'organismo restringe i vasi più periferici, con quella che i medici chiamano vasocostrizione, e tiene il sangue caldo intorno agli organi interni. Le estremità, che hanno molta superficie e poca massa, sono le prime a pagare questo risparmio di calore. A rendere il fenomeno più evidente contribuisce lo stato del microcircolo, cioè la rete di arteriole e capillari che porta il sangue fino alla punta delle dita. Se è pigro per sedentarietà, per molte ore seduto alla scrivania o per una pressione tendenzialmente bassa, il calore fa fatica ad arrivare e tarda a tornare anche quando rientri in casa. Lo stress agisce nella stessa direzione, perché l'adrenalina chiude i vasi superficiali e accelera il respiro. Riconoscere quale di questi fattori pesa nel tuo caso ti permette di scegliere rimedi mirati, invece di limitarti a coprirti di più.

Quando il freddo alle estremità merita un controllo medico

Nella maggior parte dei casi questa sensibilità resta un fastidio stagionale, ma esistono situazioni in cui conviene parlarne con il medico. Nel fenomeno di Raynaud le dita cambiano colore in sequenza, prima bianche, poi bluastre e infine rosse al ritorno del sangue, con formicolio o dolore pungente; riguarda soprattutto le donne e si scatena anche per un'emozione forte o per qualche minuto davanti al banco frigo. Altre volte dietro le estremità fredde ci sono una carenza di ferro, una tiroide che lavora poco, un diabete di lunga data o l'effetto di farmaci che agiscono sui vasi e sulla pressione. Fatti valutare senza rimandare se il freddo interessa una sola mano o un solo piede, se la pelle resta scura o compaiono piccole lesioni che non si chiudono, se avverti crampi al polpaccio mentre cammini o se la sensibilità al tatto diminuisce. Sono informazioni che servono al medico per distinguere un microcircolo semplicemente lento da un problema arterioso o generale, e nessun rimedio naturale sostituisce quel chiarimento. Escluse le cause che richiedono una cura, la tradizione erboristica ha parecchio da offrire.

Le piante della tradizione erboristica per il microcircolo

Tra le piante che la tradizione lega alla circolazione periferica, il ginkgo biloba è la più impiegata quando mani e piedi freddi diventano una costante: dalle foglie si ricavano flavonoidi e terpeni che la fitoterapia utilizza per sostenere il flusso nei vasi più piccoli. Accanto a lui trovi la centella asiatica, apprezzata per il tono della parete di vene e capillari, e il pungitopo, che in erboristeria si chiama rusco e dal rizoma dà un estratto usato quando al freddo si somma il ristagno. L'ippocastano, ricco di escina, viene scelto per la fragilità capillare, mentre il biancospino è la pianta di riferimento se le estremità gelide convivono con pressione bassa e battito facilmente accelerato. Sul fronte delle spezie, zenzero, cannella e peperoncino agiscono come riscaldanti per via riflessa: una tisana di zenzero fresco a fette con una scorza di cannella, bevuta appena rientri, dà una percezione di calore diffuso in pochi minuti. Queste piante si trovano come tintura madre, estratto secco in capsule o taglio tisana, e vanno scelte in base alla causa prevalente. Fatti guidare dall'erborista o dal farmacista e avvisa il medico se assumi anticoagulanti o antiaggreganti, se sei in gravidanza o allatti: ginkgo e ippocastano possono interferire con quelle terapie.

Pediluvi, movimento e abitudini che riscaldano davvero

Le piante danno il meglio se le accompagni con abitudini che rimettono in moto il sangue. Il gesto più semplice resta camminare ogni giorno per una mezz'ora a passo sostenuto: il polpaccio lavora come una pompa e favorisce il ritorno venoso, migliorando il ricambio fino alle dita dei piedi. Nelle ore alla scrivania apri e chiudi le mani, ruota polsi e caviglie, alzati spesso. La sera prova il pediluvio alternato dell'idroterapia tradizionale: due bacinelle, una con acqua calda intorno ai 38 gradi e una con acqua fredda, tre o quattro passaggi di circa un minuto nella calda e pochi secondi nella fredda, chiudendo sempre con il freddo per far reagire i vasi. Se hai un diabete o una patologia circolatoria accertata, chiedi prima al medico fino a che temperatura puoi andare. Cura anche i dettagli: guanti e calze di lana o in fibra termica, scarpe non strette, niente elastici o polsini che comprimono, perché una pressione anche leggera basta a rallentare il flusso. Smetti di fumare, dato che la nicotina restringe i vasi periferici e vanifica tutto il resto. Un massaggio dal basso verso l'alto con olio di mandorle dolci e poche gocce di essenza di rosmarino, su pelle asciutta, chiude bene la giornata. Evita invece di appoggiare borse bollenti o termosifoni su dita intorpidite: non percepisci la temperatura reale e rischi un'ustione.

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