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Mani e piedi freddi: piante tradizionali per la circolazione

Aggiornato il 27 ottobre 20264 capitoli
Perché l'erboristeria distingue piante riscaldanti e piante per il microcircolo

Perché l'erboristeria distingue piante riscaldanti e piante per il microcircolo

Con i primi freddi l'organismo restringe i piccoli vasi di mani e piedi per trattenere il calore attorno agli organi interni: è una risposta normale, ma in chi ha un microcircolo pigro si traduce in dita gelide, pallide e a volte indolenzite per buona parte della giornata. La tradizione erboristica affronta le mani e i piedi freddi da due lati e conviene tenerli distinti quando scegli cosa usare. Da una parte ci sono le piante dette riscaldanti, come zenzero, cannella e peperoncino, che richiamano sangue verso la periferia e danno una sensazione di calore abbastanza rapida; dall'altra le piante che agiscono sul tono dei capillari e sulla fluidità del flusso, come il ginkgo e il rosmarino, il cui effetto si costruisce con l'uso regolare nelle settimane. Valuta quindi se ti serve un sollievo immediato nelle giornate più rigide o un sostegno di fondo per tutta la stagione: spesso le due strade si combinano, con una pianta riscaldante al bisogno e una pianta per il microcircolo presa con continuità. Ricorda però che si tratta di un aiuto alla fisiologia, non di una cura: se le estremità cambiano colore in modo netto, fanno male o il freddo è comparso di recente senza un motivo, parlane con il medico prima di affidarti alle piante.

Zenzero, cannella e peperoncino: le piante riscaldanti per le giornate rigide

Lo zenzero è la pianta a cui l'erborista pensa per prima quando il freddo entra nelle ossa: il rizoma fresco, tagliato a fettine e lasciato in infusione in acqua bollente per una decina di minuti, dà una tisana piccante che scalda dall'interno e favorisce l'afflusso di sangue alle estremità. Se il sapore ti sembra troppo deciso, abbinalo a una stecca di cannella, altra corteccia riscaldante della tradizione, che ammorbidisce il gusto e lavora nella stessa direzione; una tazza a metà mattina e una nel pomeriggio sono un'abitudine semplice per i mesi freddi. Il peperoncino agisce invece grazie alla capsaicina, la sostanza responsabile del piccante, che dilata i piccoli vasi e dà calore sia quando lo usi in cucina sia quando lo applichi sulla pelle sotto forma di unguento o di olio da massaggio. Con queste piante conta la misura: dosi generose di zenzero e peperoncino possono irritare lo stomaco in chi soffre di gastrite o reflusso, e la cannella va tenuta a quantità da cucina, senza esagerare per settimane. Se prendi farmaci che fluidificano il sangue o hai la pressione già bassa, chiedi un parere al medico o al farmacista prima di farne un uso quotidiano.

Ginkgo e rosmarino: il sostegno di fondo al microcircolo delle estremità

Se il freddo alle dita ti accompagna per tutta la stagione, la tradizione affianca alle piante riscaldanti quelle che lavorano sul microcircolo nel tempo. Il ginkgo è la più nota: le sue foglie, usate in estratto secco negli integratori, sono tradizionalmente impiegate per favorire la circolazione periferica e il flusso nei capillari più sottili, con un effetto che si apprezza dopo alcune settimane di assunzione regolare e non dopo una singola dose. Proprio perché incide sulla fluidità del sangue, il ginkgo non va preso insieme ad anticoagulanti o antiaggreganti e va sospeso prima di un intervento chirurgico: in questi casi la scelta spetta al medico. Il rosmarino è più domestico ma non meno utile: in infuso di foglie è una pianta tonica che la tradizione associa alla circolazione e alla vivacità generale, da preferire al mattino perché può disturbare il sonno se preso la sera. Il suo olio essenziale, diluito in un olio vegetale, è tra i più usati per massaggiare mani e piedi freddi, con un calore che arriva in pochi minuti. Tra i capillarotropi, cioè le piante che rafforzano la parete dei capillari, trovi anche il mirtillo e la vite rossa, più orientate alle gambe ma utili come base quando la fragilità dei piccoli vasi è generale.

Pediluvi, massaggi e cautele: le piante nella routine dei primi freddi

L'uso esterno è la parte più immediata della tradizione e si presta bene alla sera, quando le dita sono fredde da ore. Un pediluvio in acqua calda ma non bollente, con un pugno di rosmarino o qualche fettina di zenzero lasciata in infusione, scalda i piedi e aiuta il flusso a riprendere; alternare per qualche minuto acqua calda e fredda, se il cuore e la pressione lo consentono, allena i vasi a dilatarsi e restringersi. Dopo il pediluvio asciuga bene e massaggia dalle punte verso la caviglia e dalle dita verso il polso con un olio vegetale in cui hai diluito poche gocce di essenza di rosmarino o di cannella, mai pure perché irritano la pelle. Le piante rendono di più se non lavorano da sole: muovi spesso le dita, evita calze e scarpe strette che comprimono il piede, limita fumo e caffè, che restringono i vasi. Alcune cautele valgono per tutti: evita pediluvi caldi e peperoncino sulla pelle se hai il diabete o perdi sensibilità ai piedi, perché potresti non accorgerti di una scottatura; in gravidanza e in allattamento chiedi prima consiglio; se noti dita che diventano bianche o bluastre, dolore o piccole ferite che non guariscono, il freddo non è più solo questione di stagione e serve una visita.

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