Quando raccogliere il fittone di tarassaco e come essiccarlo
Il decotto di radice di tarassaco vale quanto la radice da cui parte, quindi conviene ragionare sulla raccolta prima che sul pentolino. Il periodo migliore è l'autunno, quando la parte aerea ingiallisce e le sostanze di riserva si concentrano nel fittone, la radice a carota che scende dritta sotto la rosetta di foglie. Va bene anche la fine dell'inverno, prima che si formino i boccioli. Aiutati con una vanga o un attrezzo a punta e affonda in verticale accanto alla pianta: se tiri per le foglie il fittone si spezza e la parte più ricca resta nel terreno. Scegli prati lontani dalle strade trafficate, dai bordi dei campi coltivati e dalle aree trattate con diserbanti. Appena rientri, spazzola via la terra, sciacqua sotto l'acqua corrente e taglia per il lungo i fittoni più grossi, così si asciugano in modo uniforme. L'essiccazione va fatta all'ombra, su griglie o su un telo, in un locale ventilato e mai al sole diretto. Capisci che il lavoro è finito quando la radice si spezza di netto invece di piegarsi: finché resta elastica contiene ancora acqua e nel barattolo ammuffisce. Conservala in vasi di vetro ben chiusi, al buio e lontano dai fornelli, e usala entro l'anno, finché il profumo resta terroso e deciso.
La ricetta passo passo: dosi, cottura dall'acqua fredda e conservazione
Per un litro d'acqua calcola circa venti grammi di radice essiccata e tritata grossolanamente; con la radice fresca la dose sale un poco, perché gran parte del peso è ancora acqua. Il decotto di radice di tarassaco, a differenza di un infuso, parte a freddo: metti la radice nel pentolino con l'acqua, porta piano a ebollizione e poi abbassa la fiamma al minimo. Il riscaldamento graduale serve a estrarre i principi amari dai tessuti legnosi, che in pochi secondi di contatto con l'acqua bollente cederebbero quasi nulla. Lascia sobbollire una decina di minuti con il coperchio, così i composti volatili non se ne vanno con il vapore. Spegni, lascia riposare altri cinque minuti e filtra con un colino a maglie fitte o con un telo di cotone, per trattenere le fibre e ogni residuo terroso. Ottieni una bevanda ambrata e amarognola: l'amaro fa parte dell'azione della pianta, quindi dolcifica con poco miele solo se non lo sopporti. Quello che avanza si conserva in frigorifero in un contenitore chiuso e si beve entro due giorni; se prende un odore acidulo o si intorbida, buttalo e riprepara, perché una bevanda senza conservanti fermenta in fretta.
In che momento della giornata berlo e per quanto tempo
Il momento in cui bevi il decotto di radice di tarassaco conta quanto la preparazione. La tradizione erboristica lo colloca al mattino a digiuno oppure una ventina di minuti prima dei pasti principali: le sostanze amare della radice stimolano per via riflessa la secrezione biliare e i succhi gastrici, e preparano lo stomaco a quello che arriva. Bevilo tiepido e a piccoli sorsi, senza mascherare troppo il sapore, perché è la percezione dell'amaro sulla lingua ad avviare la risposta digestiva. Se invece ti interessa soprattutto l'effetto drenante, una tazza dopo pranzo o a metà pomeriggio si inserisce bene nel ritmo della giornata, mentre la sera tardi è meglio lasciar perdere: l'azione diuretica rischia di interrompere il sonno. Due tazze al giorno sono un limite ragionevole per un adulto in buona salute, e aumentare le dosi non migliora il risultato. Procedi piuttosto per cicli, per esempio due settimane di assunzione seguite da una pausa altrettanto lunga, e bevi acqua a sufficienza nel resto della giornata. Così ti accorgi con calma di come reagisci e tieni la radice per i periodi in cui ti serve davvero.
Controindicazioni, interazioni con i farmaci e allergie
Il tarassaco è ben tollerato, ma non è una pianta per tutti e il decotto non sostituisce una terapia. Se hai calcoli alla cistifellea o un'ostruzione delle vie biliari, rinuncia: lo stimolo sulla produzione di bile può scatenare una colica. Chi convive con gastrite, reflusso o ulcera deve mettere in conto che i principi amari aumentano la secrezione acida e possono irritare la mucosa dello stomaco. In gravidanza e durante l'allattamento l'uso è sconsigliato per mancanza di dati sufficienti sulla sicurezza, e con disturbi renali in corso parlane prima con il medico, dato che l'effetto diuretico impegna proprio quegli organi. Un capitolo a parte riguarda i farmaci: se prendi diuretici, anticoagulanti, antidiabetici o medicinali per la pressione, senti il medico o il farmacista prima di iniziare, perché il decotto di radice di tarassaco può sommarsi alla loro azione o alterarla. Tieni presenti anche le allergie, visto che la pianta appartiene alle Asteraceae, la stessa famiglia di camomilla, arnica e achillea: se sei sensibile a queste specie puoi reagire anche alla radice. Il lattice che esce dalla radice fresca, infine, può dare dermatiti da contatto sulle pelli reattive, quindi usa i guanti se ne maneggi molta. Al primo disturbo sospendi e chiedi un parere professionale.





