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Radice di ortica: raccolta autunnale e usi tradizionali

Aggiornato il 09 ottobre 20264 capitoli
Perché l'autunno è la stagione giusta per la radice

Perché l'autunno è la stagione giusta per la radice

La radice di ortica si raccoglie in autunno per una ragione che riguarda la fisiologia della pianta: quando la parte aerea ingiallisce e si accartoccia, l'Urtica dioica smette di spingere verso le foglie e concentra le riserve negli organi sotterranei, dove restano fino al risveglio primaverile. È il momento in cui i rizomi, quei fusti striscianti di colore giallastro con cui l'ortica si allarga in colonia, risultano più sostanziosi e più facili da riconoscere sotto terra. Se osservi una macchia di ortiche a fine stagione noterai che la rete sotterranea è organizzata su due livelli: uno strato superficiale di stoloni giovani, chiari e teneri, e uno più profondo di radici fibrose e coriacee. Si impiegano entrambi, ma è la parte legnosa più vecchia quella che l'erboristeria considera la droga, cioè la porzione di pianta che si utilizza nei preparati. Lascia sempre in posto una parte della colonia: l'ortica ricaccia con facilità, e raccogliere a macchia di leopardo ti garantisce la stessa pianta anche negli autunni successivi.

Dove e come scavare i rizomi senza farsi pungere

Prima di metterti a scavare, scegli bene il posto: l'ortica è una specie nitrofila, cresce dove il suolo è ricco di azoto e tende ad accumulare quello che trova nel terreno, quindi evita i bordi delle strade, le vicinanze di aree trattate con diserbanti e i punti di passaggio degli animali. Una macchia in un prato incolto, in un sottobosco fresco o lungo una siepe lontana dal traffico resta la condizione migliore. Lavora con guanti spessi e maniche lunghe, perché fusti e foglie pungono anche quando la pianta è a fine ciclo, mentre la radice di ortica in sé è priva di peli urticanti e si maneggia tranquillamente. Se il terreno è asciutto e compatto, aspetta un paio di giorni dopo una pioggia: la zolla si apre meglio e i rizomi vengono su interi invece di spezzarsi. Allenta la terra tutt'intorno con una forca a denti larghi, fai leva sollevando dal basso e segui la rete sotterranea con le mani; con una vanga rischi di tranciare i rizomi e di lasciarne i tratti migliori sepolti.

Pulizia, taglio ed essiccazione per la conserva

Le radici arrivano a casa piene di terra, e qui conviene non rimandare: finché sono fresche si tagliano bene, una volta secche diventano legnose e quasi impossibili da ridurre. Sciacquale sotto acqua corrente aiutandoti con uno spazzolino per liberare le pieghe e gli attacchi degli stoloni, scarta le parti molli o annerite e asciugale con un panno. Poi riducile a pezzetti di uno o due centimetri, o a rondelle se il diametro lo consente: più la pezzatura è piccola e uniforme, più l'essiccazione procede rapida e regolare. Stendi i pezzi in un unico strato su graticci o telai, in un locale ombroso, asciutto e ben ventilato, girandoli ogni giorno; se usi un essiccatore, resta su temperature basse, intorno ai 40 °C, per non disperdere i componenti più delicati. La radice di ortica è pronta quando si rompe di netto con uno schiocco e non si piega più. Conservala in vasi di vetro a chiusura ermetica, al buio e lontano dai fornelli, con un'etichetta che riporti pianta, parte e mese di raccolta: entro l'anno successivo avrai una droga ancora profumata e attiva.

Usi tradizionali della radice e quando evitarla

Sulla radice di ortica la tradizione erboristica ha sempre lavorato per decozione e non per infusione: la parte legnosa cede i suoi componenti solo se la porti a bollore e la lasci sobbollire una decina di minuti. Dalla radice fresca si ricava anche la tintura, mentre oggi l'impiego più comune è quello degli estratti titolati che trovi in erboristeria. Le radici apportano fitosteroli, in particolare beta-sitosterolo, insieme a lignani, polisaccaridi, lectine e ceramidi: una composizione diversa da quella delle foglie, e da qui il loro impiego specifico. L'uso tradizionale più noto riguarda i disturbi urinari dell'uomo adulto legati all'ingrossamento benigno della prostata: la monografia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce la radice nel trattamento sintomatico delle forme iniziali, a diagnosi medica già accertata. Sono sintomi che vanno sempre inquadrati dal medico, perché una pianta non sostituisce né un esame né una terapia. Considera inoltre che l'ortica può interferire con diuretici, antidiabetici, ipotensivi e sedativi, che i suoi tannini riducono l'assorbimento del ferro assunto insieme e che la radice non è indicata in gravidanza, durante l'allattamento, nei bambini piccoli e in caso di ritenzione di liquidi dovuta a problemi renali o cardiaci: prima di iniziare, parlane con il medico o con il farmacista.

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