Perché freddo e termosifoni seccano la pelle
Quando arriva il freddo, la pelle si trova stretta tra due fattori che lavorano nella stessa direzione: fuori l'aria gelida e il vento, dentro i termosifoni che abbassano l'umidità delle stanze. Lo strato più esterno dell'epidermide perde acqua più in fretta di quanto riesca a trattenerne, il film di lipidi che lo protegge si assottiglia e compaiono i segni che conosci bene, dalla sensazione di pelle che tira dopo la doccia alle piccole desquamazioni su gambe, mani e viso. A peggiorare il quadro ci si mettono le docce calde e prolungate, che sciolgono proprio quei grassi di superficie che servirebbero a difendersi. In questa situazione il detergente conta più di quanto si pensi, perché è il primo prodotto che tocca la pelle ogni giorno. Un sapone all'avena pensato per le pelli secche nasce per pulire senza impoverire ulteriormente la barriera cutanea, e proprio nei mesi freddi fa la differenza tra una pelle che regge e una che arriva a sera arrossata e pruriginosa. Se già usi una crema idratante, cambiare il detergente è spesso il passo che ne rende visibile l'effetto.
Cosa fa l'avena sulla pelle secca e perché lenisce
L'avena usata in cosmetica non è il fiocco della colazione ma la cosiddetta avena colloidale, cioè la cariosside intera macinata finissima in modo da disperdersi nell'acqua e aderire alla pelle. Questa polvere contiene amido e beta-glucani, polisaccaridi capaci di legare acqua e di lasciare sulla superficie cutanea una pellicola sottile che riduce l'evaporazione, insieme a una quota di lipidi e proteine che rendono la detersione meno aggressiva. Ci sono poi le avenantramidi, composti fenolici tipici di questa pianta, studiati per la loro azione calmante su prurito e rossore: è il motivo per cui i bagni all'avena sono da sempre un rimedio della tradizione per le pelli irritate. Nel panetto questi componenti lavorano insieme ai grassi della base saponosa: mentre i tensioattivi portano via sporco e sebo in eccesso, l'avena attenua l'effetto sgrassante e lascia una sensazione di morbidezza anziché di pelle che tira. Non aspettarti che un detergente curi una dermatite o un eczema, perché in quei casi serve il parere del dermatologo, ma su una pelle semplicemente disidratata dal freddo la differenza rispetto a un sapone comune si nota già dopo i primi lavaggi.
Come riconoscere un buon panetto all'avena per l'inverno
Non tutti i saponi che riportano l'avena sull'etichetta sono uguali, e per una pelle secca in inverno conviene guardare l'INCI, l'elenco degli ingredienti, più che la confezione. Cerca l'avena in posizione alta nella lista, indicata come Avena sativa kernel flour o kernel extract, segno che non è presente solo come traccia. Poi valuta la base: i saponi artigianali ottenuti a freddo con olio d'oliva, burro di karité o olio di mandorle dolci conservano la glicerina che si forma durante la saponificazione e spesso sono formulati surgras, cioè con una quota di grassi non saponificati che resta libera di nutrire la pelle. In alternativa esistono i pani dermatologici senza sapone, i syndet, a base di tensioattivi sintetici delicati e con pH vicino a quello della pelle, consigliati quando la cute è molto reattiva. Diffida invece dei panetti molto profumati o colorati, perché profumo ed essenze in alta concentrazione sono tra i primi responsabili delle irritazioni invernali, e lascia perdere quelli con fiocchi interi o granuli esfolianti: su una pelle già screpolata lo sfregamento peggiora le cose. Se sei indeciso tra due prodotti, scegli quello con la lista di ingredienti più corta e comprensibile.
Come usarlo nei mesi freddi senza peggiorare la secchezza
Anche il miglior sapone all'avena perde efficacia se la routine intorno è sbagliata. Usa acqua tiepida e non calda, perché il calore scioglie i lipidi di superficie, e tieni la doccia breve: pochi minuti bastano per lavarsi e ogni minuto in più sottrae idratazione. Insapona con le mani o con un panno morbido, evitando spugne ruvide e guanti esfolianti, e concentra il detergente dove serve davvero, cioè ascelle, inguine, piedi e mani, mentre su gambe e braccia spesso basta il passaggio dell'acqua. Risciacqua con cura, perché i residui di sapone lasciati asciugare sulla pelle tirano quanto il freddo. Appena esci dalla doccia tampona con l'asciugamano senza strofinare e applica la tua crema o il tuo olio corpo entro pochi minuti, quando la pelle è ancora leggermente umida e trattiene meglio l'idratazione. Conserva il panetto su un portasapone che lo lasci asciugare tra un uso e l'altro, perché un sapone all'avena ricco di grassi che resta a mollo si consuma in fretta e diventa molliccio. Se nonostante queste attenzioni compaiono screpolature che sanguinano, prurito insistente o chiazze arrossate, non insistere con i rimedi casalinghi e fatti vedere da un dermatologo.





