Che cos'è la febbre e come misurarla bene a casa
La febbre nei bambini è un sintomo, non una malattia: segnala che l'organismo sta reagendo a un'infezione, quasi sempre di origine virale, e l'aumento della temperatura fa parte dei suoi meccanismi di difesa. Con la ripresa della scuola e dell'asilo i contagi tra compagni si moltiplicano, quindi è normale che un bambino abbia qualche episodio febbrile nel corso dell'autunno. Prima di preoccuparti del numero sul termometro, osserva come sta nel complesso: se gioca, beve, interagisce e respira con regolarità, la situazione è in genere sotto controllo anche con valori elevati. Per misurare la temperatura a casa il metodo più affidabile e meno invasivo è il termometro digitale sotto l'ascella, appoggiato sulla pelle asciutta e tenuto in posizione per il tempo indicato dal dispositivo. Si parla di febbre quando la temperatura ascellare supera i 37,5 °C circa. I termometri a infrarossi frontali o auricolari sono comodi, ma il risultato può risentire del sudore, della temperatura della stanza e, per quelli auricolari, dell'età del bambino: se il valore non ti convince, ripeti la misurazione sotto l'ascella. Ricorda che la temperatura sale nel tardo pomeriggio e scende al mattino, per cui conviene annotare orari e valori da riferire al pediatra.
Riposo, liquidi e impacchi tiepidi: le cure di casa che danno sollievo
Quando il bambino ha la febbre ma resta reattivo, le cure di casa più utili sono anche le più semplici. Fallo riposare in una stanza arieggiata e non troppo calda, vestilo con indumenti leggeri di cotone ed evita di coprirlo con troppe coperte, perché il calore trattenuto rende più difficile smaltire la temperatura. Offrigli spesso da bere a piccoli sorsi, acqua o brodo leggero, anche se non chiede: con la febbre si perdono più liquidi del solito e nei più piccoli la disidratazione arriva in fretta. Tra i rimedi tradizionali più diffusi ci sono gli impacchi con un panno umido e tiepido sulla fronte, sui polsi e sulle caviglie, da rinnovare appena si scalda. Usa acqua tiepida e mai fredda o ghiacciata: il brivido che provoca fa salire la temperatura invece di abbassarla. Lo stesso vale per il bagno, che va fatto con acqua appena più fresca della temperatura corporea e per pochi minuti, asciugando subito il bambino. Evita le spugnature con alcol o aceto che si facevano un tempo, perché la pelle dei bambini assorbe queste sostanze. Il senso di questi gesti è dare sollievo, non riportare il termometro a 36,5 °C: se il bambino è tranquillo e dorme, non serve intervenire.
Tisane, miele e alimentazione leggera durante la convalescenza
L'erboristeria tradizionale affianca a queste cure alcune tisane blande, adatte anche ai bambini se preparate leggere e servite tiepide. La camomilla aiuta a rilassarsi e favorisce il sonno, il tiglio è stato usato a lungo come diaforetico, cioè per favorire una lieve sudorazione, mentre la malva lenisce la gola e invoglia a bere di più. Scegli piante singole, in infuso poco concentrato e senza zucchero aggiunto, e chiedi al tuo erborista o al farmacista quali sono adatte all'età del bambino. Il miele, che addolcisce la tisana e calma la tosse, va dato solo dopo il primo anno di vita. Per gli oli essenziali serve molta più prudenza: nei bambini piccoli non vanno applicati sulla pelle né fatti inalare senza il parere del pediatra. A tavola non forzare: con la febbre l'appetito cala ed è normale. Proponi pasti piccoli e facili da digerire, come brodo di verdure o di pollo, purè, riso, frutta di stagione come mele e pere, yogurt bianco. Evita fritti e cibi grassi che appesantiscono la digestione. L'appetito torna da solo appena la temperatura scende, e sarà il segnale più chiaro che la convalescenza procede bene.
I segnali che richiedono subito il pediatra o il pronto soccorso
I rimedi tradizionali hanno senso solo se accompagnati da una sorveglianza attenta, perché ci sono situazioni in cui la febbre nei bambini va valutata da un medico senza aspettare. La prima riguarda l'età: sotto i tre mesi una temperatura di 38 °C o più richiede una valutazione urgente anche se il piccolo sembra stare bene, e nelle prime settimane di vita è prudente farsi vedere anche per valori inferiori. A qualsiasi età contatta il pediatra se la febbre supera i 39 °C, se dura più di tre giorni senza miglioramenti, se il bambino beve poco, fa poca pipì o ha la bocca secca, oppure se la febbre ricompare dopo essere passata. Vai invece al pronto soccorso o chiama i soccorsi se noti difficoltà a respirare, scarsa reattività o una sonnolenza da cui è difficile svegliarlo, convulsioni, pianto inconsolabile, oppure un'eruzione cutanea con macchie che non scompaiono premendo la pelle con un bicchiere di vetro. In caso di dubbio, una telefonata al pediatra non è mai di troppo, soprattutto nei primi mesi di scuola, quando le infezioni si susseguono. Se vuoi affiancare un rimedio naturale a quanto prescritto, parlane prima con lui, così eviti interazioni e scelte inadatte al caso specifico.





