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Colesterolo: frutta secca autunnale da preferire e quantità

Aggiornato il 07 ottobre 20264 capitoli
Perché la frutta secca aiuta chi ha il colesterolo alto

Perché la frutta secca aiuta chi ha il colesterolo alto

Chi ha il colesterolo alto spesso guarda la frutta secca con sospetto, perché è calorica e ricca di grassi. In realtà la quantità di colesterolo che introduci con il cibo pesa poco sui valori nel sangue: il fegato ne produce da solo la maggior parte, circa l'80 per cento, e sono soprattutto i grassi saturi e quelli trans a spingerlo a sintetizzarne di più. Noci, mandorle, nocciole e pistacchi contengono invece in prevalenza acidi grassi insaturi, come l'acido oleico e gli omega-3 vegetali, che tendono a ridurre la frazione LDL e a sostenere quella HDL. A questo si aggiungono le fibre, che rallentano l'assorbimento dei grassi nell'intestino, i fitosteroli, molecole vegetali simili al colesterolo che ne limitano l'assorbimento competendo con esso, e la vitamina E, che protegge le lipoproteine dall'ossidazione, il processo da cui prendono forma le placche nelle arterie. Per questo la frutta secca autunnale, se sostituisce snack ricchi di grassi saturi e non si somma a tutto il resto, può entrare nella tua alimentazione anche quando l'obiettivo è tenere sotto controllo i valori lipidici.

Le noci: il frutto autunnale da mettere al primo posto

Tra la frutta secca che arriva fresca tra fine settembre e ottobre, le noci meritano il primo posto se hai il colesterolo alto. Sono l'unico frutto a guscio davvero ricco di acido alfa-linolenico, un omega-3 di origine vegetale con azione antinfiammatoria e protettiva per cuore e vasi, e negli studi clinici una porzione di circa 30 grammi al giorno, cioè sei o sette gherigli, ha mostrato effetti misurabili sul colesterolo LDL. In autunno puoi trovarle ancora con il mallo o appena essiccate: in questa fase il gheriglio è più umido e il gusto meno amaro, ma la conservazione è più delicata. Tienile nel guscio in un luogo fresco e asciutto e sgusciale al momento, perché i grassi polinsaturi che le rendono preziose sono anche quelli che irrancidiscono più in fretta se esposti ad aria, luce e calore. Una noce dal sapore pungente o dal gheriglio scurito va scartata: l'ossidazione dei grassi vanifica proprio il beneficio che cerchi.

Mandorle, nocciole, pistacchi e castagne: cosa cambia tra loro

Accanto alle noci, l'autunno porta a maturazione anche mandorle, nocciole e pistacchi, tutti raccolti tra la fine dell'estate e l'inizio della stagione fredda. Le mandorle sono la varietà più studiata: porzioni tra circa 30 e 60 grammi al giorno hanno ridotto il colesterolo LDL in diversi studi, grazie a un profilo lipidico in cui i grassi saturi sono una quota minima e a un buon contenuto di vitamina E e magnesio. I pistacchi non salati si sono dimostrati altrettanto efficaci e apportano fitosteroli naturali; le nocciole hanno un ottimo profilo di grassi monoinsaturi, purché le consumi intere e non sotto forma di creme spalmabili, dove zuccheri e oli aggiunti cancellano ogni vantaggio. Un discorso a parte meritano le castagne, simbolo dell'autunno ma molto diverse dagli altri frutti a guscio: sono povere di grassi e ricche di amido, quindi dal punto di vista nutrizionale si avvicinano più a pane e patate che a noci e mandorle. Non aiutano a modificare il profilo lipidico e, se le mangi, è meglio considerarle una fonte di carboidrati che sostituisce parte dei cereali del pasto, non uno spuntino da aggiungere alla frutta secca oleosa.

Quantità giornaliera, momento giusto e versioni da evitare

La porzione di riferimento per la frutta secca a guscio è di circa 30 grammi al giorno, una manciata scarsa, che puoi portare a circa 45 grammi se hai un fabbisogno calorico elevato o se la usi al posto di altri grassi del pasto. Gli studi mostrano un effetto che cresce con la dose, ma crescono anche le calorie: se non togli qualcosa altrove, il peso aumenta e con lui tende a peggiorare anche il quadro lipidico. Pesala le prime volte, perché a occhio si tende a esagerare, e distribuiscila tra colazione e spuntino oppure aggiungila a insalate e verdure cotte invece di mangiarla distrattamente dal sacchetto. Scegli sempre frutta secca al naturale, non salata, non tostata con oli e non ricoperta di zucchero o miele: il sale favorisce la pressione alta, che spesso accompagna il colesterolo elevato, e le tostature industriali possono alterare i grassi. Limita gli anacardi, che hanno una quota di grassi saturi più alta rispetto a mandorle e noci, intorno a un quinto del totale lipidico contro meno di un decimo. Ricorda infine che la frutta secca integra, non sostituisce, le indicazioni del medico: se assumi farmaci per il colesterolo o hai valori molto elevati, confrontati con lui prima di modificare la dieta.

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